La maledizione dei puri: il Cristo di Faber e di Pasolini in 10 storie

Un progetto di teatro, poesia e umanità quello di Francesca Falchi e Guido Maria Grillo. Tra De André e Pasolini la storia del nostro Paese.

Nell’anniversario dei quarant’anni anni dalla morte di Pasolini, Origamundi ha riflettuto sull’eventualità di produrre uno spettacolo che affrontasse in un’ottica nuova la figura del poeta, il cui lavoro non cessa di essere territorio di confronto intellettuale, artistico e politico.
Ne è nato un vero e proprio progetto culturale che si è proposto di individuare le consonanze umane intellettuali ed artistiche tra due delle figure poetiche più rappresentative dell’Italia del XX secolo, Pier Paolo Pasolini e Fabrizio De André.


La maledizione dei puri- Se Pasolini e De André nasce con questo presupposto:
ridefinire le coordinate di un nuovo modo di interpretare e rielaborare l’immaginario di Pasolini e De André, due personalità che hanno inciso profondamente sulla storia italiana, ciascuno secondo le proprie modalità umane ed espressive, invitando il pubblico ad una riflessione critica sull’ “oggi” e sugli avvenimenti che hanno travagliato il nostro paese nel secolo scorso.


Il progetto - col patrocinio del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia e del Projecte Pasolini Barcelona - vede coinvolto un gruppo di persone che ha lavorato alacremente alla sua realizzazione: Marcello Enardu, fondatore della compagnia Origamundi e suo direttore artistico da oltre vent’anni, Laura Picciau, impegnata a tessere le fila dell’organizzazione, Giulia De Angelis, Marco Faedda e Dario Deplano, Daniele Salis, che si sono occupati della promozione e della comunicazione, Francesca Falchi e Guido Maria Grillo, autori e protagonisti in scena.


Ed è proprio dall’incontro tra l’attrice e drammaturga cagliaritana, laureata con una tesi in Letteratura comparata su Pasolini, ed il musicista salernitano, laureato con una tesi in Filosofia su Fabrizio De André che è “nata” La maledizione dei puri.


Punto partenza “ideale” può essere considerata Una storia sbagliata, canzone commissionata nel 1980 a De André come sigla di un documentario-inchiesta sulla morte di Pasolini, assassinato cinque anni prima. Il cantautore ricorda: “[...] A noi che scrivevamo
canzoni [...] la morte di Pasolini ci aveva resi quasi come orfani. Ne avevamo vissuto la scomparsa come un grave lutto, quasi come se ci fosse mancato un parente stretto [...]”.
Falchi e Grillo hanno così intrapreso un viaggio all’interno dell’immaginario dei due artisti, con l’intento di tracciare un filo unitario tra il pensiero pasoliniano e quello “faberiano” e fornire una visione che sia punto di partenza per una rivalutazione del loro pensiero “rivoluzionario”.


La dicotomia tra Pasolini e De André appare evidente: quasi vent’anni di differenza (Pasolini classe 1922, De André classe 1940); marxista rivoluzionario l’uno, anarchico e libertario l’altro; uniti nell’intenzione (la critica alla società capitalista ed alla borghesia) ma divisi nell’azione (per Pasolini il popolo deve recuperare la sua funzione di soggetto agente nella Storia, mentre De André si “limita” a dare voce al sottoproletariato degli emarginati, degli “esclusi”).


Questa dicotomia sembra però risolversi in quello che de André definisce “il più grande rivoluzionario di tutti i tempi”: Gesù Cristo. La spiritualità di Pasolini, attraversata dalla nostalgia del mitico, dell’epico e del sacro espressa ne Il vangelo secondo Matteo (“il più rivoluzionario di tutti gli evangelisti”) si incontra con la pietas laica di De André, che si identifica con un’etica dell’umano, come descritta nell’LP La buona novella (1970). Il Gesù di Pasolini-De André accoglie i poveri, i diseredati, gli emarginati e attraverso la sua Parola “rivoluzionaria” li incita a prendere coscienza dei soprusi e degli abusi perpetrati dal Potere: la sua crocifissione è la crocifissione di una Verità scomoda.


A partire da questa “idea unitaria di Cristo” e dalla visione del reale espressa dai due artisti, La maledizione dei puri racconta una serie di fatti di cronaca avvenuti nell’Italia a cavallo tra il XX ed il XXI secolo: una drammaturgia nella quale il linguaggio poetico si interseca con quello musicale, dove il Cristo di Pasolini-De André si incarna in dieci storie incastonate nei Dieci Comandamenti appositamente reinterpretati.


Dieci personaggi (da Federico Aldrovandi a Rita Atria, da Padre Pino Puglisi a Donatella Colasanti, dal terremoto dell'Aquila alla vicenda Eternit, dalla Madonna delle Grazie all'AIDS, fino ad Eluana Englaro ed Antonio Russo) la cui “crocifissione” ha rivoluzionato (nel bene e nel male) il sentire comune di un Italia sempre più farisea, dove la morale clemente è per i ricchi e il rigore intransigente per i poveri.


I Cristi -raccontati da Falchi e Grillo - sono figure reali e terrene nei quali il divino è scintilla intrinseca all’umano. Non c’è niente di trascendentale che li faccia risorgere: solo la memoria ne tiene vivo il ricordo. La drammaturgia sottolinea l’urbanicità di queste figure, l’inserimento in un quotidiano che li distrugge perché non li comprende né accoglie; perché la loro “purezza”disarticola l’impalcatura che sostiene interessi politici religiosi e sociali dei contemporanei, i cui comandamenti sono ineludibili e disumani.


Un tentativo di “riscrittura” originale sulla scia dell’eredità artistico-culturale dei due artisti, sui quali la damnatio memoriae aleggia pericolosamente come una maledizione.