Con Cristiana Capotondi “Bella da morire” narra il femminicidio su Rai1

Al via da stasera 15 marzo una miniserie con l’attrice ispettrice di polizia e l’omicidio di una ragazza. Il thriller vuole anche far riflettere e infondere speranza

Cristiana Capotondi in Bella da morire su Rai1

Cristiana Capotondi in Bella da morire su Rai1

D’accordo, c’è il Coronavirus che ci ammorba, e però lo stare in casa forzatamente può servire. Per esempio a guardare, stasera su Rai1 alle 21.25, la prima di quattro puntate di una fiction su una tragedia che non termina certo in questi giorni: il femminicidio. “Bella da morire” diretto dal regista della “Ragazza del lago” Andrea Molaioli vede la brava Cristiana Capotondi nei panni di un’ispettrice di polizia, Eva Cantini. La poliziotta torna nel suo paese a Lagonero dove vive la sorella, Rachele (Benedetta Cimatti), ragazza single con figlio. Lì è sparita Gioia Scuderi (Elena Radonicich), ragazza che voleva diventare showgirl, era la più bella del luogo ed è stata uccisa. Il corpo giace in fondo al lago. L’ispettrice forma una squadra al femminile, la sostengono la pm Giuditta Doria e Anita Mancuso medico legale.
Gli altri interpreti sono Lucrezia Lante Della Rovere (è il medico legale), Giulia Arena, Matteo Martari, Gigio Alberti, Paolo Sassanelli.

L’attrice all’Ansa si è augurata che tanto le donne come gli uomini, mariti, figli, compagni, genitori, amici, guardino la miniserie. Che vuole raccontare la vicenda esplorando sfumature, retroscena, aspetti spesso non detti. Ancora l’attrice all’agenzia: “Ci auguriamo che la fiction possa portare al pubblico a casa un messaggio di speranza per tutte le donne, e agli uomini, quando non è troppo tardi, la dimostrazione che dalle catene di un 'amore malato' ci si può liberare”. Sempre all’Ansa il regista ha commentato: “Abbiamo cercato di affrontare una tematica delicata con il rispetto e l'indignazione che merita, ma senza la presunzione di sapere come e dove risolvere il problema”. La fiction, rifletteva, contempla lo scenario umano complesso, i rapporti umani e familiari spesso complicati, e vuole anche indicare “la possibilità di un cambiamento”.

La sceneggiatura è di Filippo Gravino, Flaminia Gressi e Davide Serino, la produzione è Cattleya con Rai Fiction. (Cl.Sar)