'Vichy non era la Francia': Le Pen insiste sugli ebrei e si giustifica

La Francia "non ha alcuna responsabilità nel rastrellamento". Marine Le Pen passa al contrattacco e cerca in tutti i modi di giustificarsi.

Le Pen

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globalist 10 aprile 2017

Le Pen ci riprova dopo le dichiarazioni di ieri. Secondo la candidata di Front National la Francia non c'entra con l'episodio del 16 luglio del 1942, quando 4.500 tra poliziotti e gendarmi francesi arrestarono più di 13.000 ebrei per conto dei nazisti."Vichy non era la Francia": attaccata su tutti i fronti per aver negato le responsabilità francesi nella deportazione degli ebrei al Vel d'Hiv, Marine Le Pen passa al contrattacco e cerca in tutti i modi di giustificarsi. Il regime collaborazionista di Vichy "non era la Francia", ha detto citando un'ordinanza del 9 agosto 1944, che portò alla sospensione dello Stato e della legittimità repubblicana durante l'occupazione.


L'uscita di Le Pen ha suscitato proteste in Francia ma anche la reazione di Israele. Intervistata oggi dal Figaro online, lei ha tentato di giustificarsi spiegando che "Vichy non era la Francia", come già dissero "Cheve'nement, Se'guin, Mitterrand..." E ancora: "Condanno il regime collaborazionista di Vichy, del resto, la mia posizione punta a non attribuirgli nessun tipo di legittimità". "Preferisco parlare di antisemitismo islamista", ha insistito, replicando, tra l'altro, alle critiche del Consiglio Rappresentativo degli Ebrei di Francia (Crif). Un'istituzione - ha accusato oggi - "profondamente disonesta". In mattinata, il numero 2 del Crif, Yonathan Arfi, aveva detto che l'uscita sul Vel'd'Hiv e' "calcolo politico. Un irrigidimento volontario della campagna" a meno di due settimane dal voto.


Tra i candidati, Emmanuel Macron (En Marche), ha affibbiato alla rivale "l'eredità politica" e il "revisionismo" del padre Jean-Marie Le Pen. Critiche anche dal socialista, Benit Hamon: "Le responsabilità della Francia sono evidenti". Simili toni nel campo di Jean-Luc Me'lenchon, il candidato della gauche alternativa (la France Insoumise) in spettacolare rimonta nei sondaggi. Per il suo portavoce, Alexis Corbie're, Le Pen dimostra di non conoscere la storia, "non capisce niente, confonde diverse cose: c'è effettivamente un dibattito tra storici per dire che la Repubblica non è responsabile, perché all'epoca di Vichy la Repubblica si ferma al momento dell'arrivo al potere del Maresciallo Pe'tain". Ma questo non significa che non ci fosse una responsabilita' francese: "poliziotti e magistrati erano francesi".


Immediata la reazione di Israele. "E' contraria - ha detto il portavoce del ministero degli esteri Emmanuel Nahshon - alla verità storica così come espressa da presidenti francesi che hanno riconosciuto la responsabilità dello stato nel destino degli ebrei francesi periti nella Shoah. Il riconoscimento che segna l'anniversario dell'espulsione degli ebrei dalla Francia e lo studio della Shoah nel sistema educativo sono - ha aggiunto - elementi importanti nella lotta all'antisemitismo che sfortunatamente ancora rialza la sua testa oggi". 


Attaccata su tutti i fronti, lei ha insistito. "Vichy non era la Francia", ha detto citando un'ordinanza del 9 agosto 1944, che portò alla sospensione dello Stato e della legittimità repubblicana durante l'occupazione.