Europa: ancora troppe donne subiscono discriminazioni sessuali

L'atto d'accusa è del commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa. In molti Paesi ritardi inaccettabili, in materia d'aborto e contraccezione

Manifestanti pro-aborto in Irlanda

Manifestanti pro-aborto in Irlanda

globalist 5 dicembre 2017

Le donne continuano a subire discriminazioni nella loro vita sessuale e riproduttiva in molti Paesi europei,. A dirlo è il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, il lettone Nils Muiznieks, in un documento pubblicato oggi, a Strasburgo.
Muiznieks sottolinea che, mentre alcuni Paesi europei sono tra i più avanzati al mondo in questo campo, altri accusano ritardi incompatibili con i loro impegni internazionali, quando addirittura non rifiutano l'accesso all'aborto o alla contraccezione.
"In alcuni Paesi, leggi e politiche - dice Muiznieks - violano, limitano o contestano i diritti delle donne di esercitare le loro vite sessuali e riproduttive senza mettere in pericolo la loro salute".
"Inoltre - aggiuge -, c'è una tendenza allarmante in tutta Europa, e in particolare in alcuni Paesi, a fare marcia indietro sulle garanzie delle donne, inclusa l'introduzione di restrizioni ai diritti di aborto e contraccezione''. 
Il rapporto cita in particolare Armenia, Macedonia, Georgia, Russia e Slovacchia tra i Paesi che hanno recentemente ristretto le condizioni per l'accesso all'aborto.


Mentre i quattro quinti dei 47 stati membri del Consiglio d'Europa hanno legalizzato l'aborto (36 dei quali non ponendo limiti alle ragioni fornite dalla donna), otto lo proibiscono comunque, tranne in circostanze eccezionali, come quelle di possibile pericolo per la vita della madre: Andorra, Irlanda, Liechtenstein, Malta, Monaco, Irlanda del Nord, Polonia e San Marino.
"Le conseguenze di queste leggi sulla salute e sui diritti umani sono gravi", afferma Nils Muiznieks, che riferisce di viaggi all'estero, aborti clandestini e paura della giustizia, che può dissuadere le donne dal cercare cure, in caso di complicazioni.
La contraccezione stessa non è ancora un diritto in tutti i Paesi, per mancanza di informazioni e mezzi finanziari, là dove non è precisto il rimborso.
"In alcuni Paesi europei, come Albania, Armenia, Azerbaigian e Bosnia-Erzegovina, il tasso di donne che usano la moderna contraccezione è tra i più bassi al mondo", ha sottolineato Muiznieks.