Condannato a 1000 frustate e 10 anni per aver aperto un blog: campagna di Amnesty

Raif Badawi aveva apero un blog in Arabia Saudita per discutere di politica, ma è stato arrestato e condannato. Amnesty lo ricorda a tre anni dalle prime 50 frustate

Raif Badawi

Raif Badawi

globalist 9 gennaio 2018

Amnesty International lancia oggi una campagna per ricordare il terzo anniversario delle prime 50 frustrate ricevute in pubblico dal blogger saudita Raif Badawi, colpevole nel 2015 di aver aperto un sito dove dibattere di temi sociali e politici. Condannato a 10 anni di carcere e a 1000 frustrate, dopo le prime 50 Amnesty si era mobilitata per far sì che tutti i prigionieri di coscienza venissero immediatamente liberati senza condizioni. Da allora Badawi è ancora in carcere, ma non ha più ricevuto frustate.

"Se le autorità saudite sono realmente intenzionate a promuovere riforme e cambiamenti positivi, allora devono rilasciare immediatamente Raif Badawi e tutti gli altri prigionieri di coscienza, in carcere solo per aver voluto esprimere liberamente le loro opinioni", ha dichiarato Samah Hadid, direttore delle campagne sul Medio Oriente di Amnesty International. "Non possiamo accettare che le gravi violazioni dei diritti umani in corso in Arabia Saudita passino inosservate. La repressione nei confronti della società civile e della libertà d'espressione prosegue senza sosta e le autorità saudite continuano ad arrestare e a processare difensori dei diritti umani per accuse riguardanti le loro attività pacifiche", ha aggiunto Hadid.

La scorsa settimana gli esperti sui diritti umani delle Nazioni Unite hanno parlato di un "preoccupante modello di arresti arbitrari e imprigionamenti diffusi e sistematici" e hanno chiesto il rilascio di tutte le persone detenute in Arabia Saudita solo per aver esercitato pacificamente i loro diritti, tra cui i membri dell'Associazione saudita per i diritti civili e politici Nell'ambito della campagna intrapresa oggi, i sostenitori di Amnesty International organizzeranno iniziative di fronte alle ambasciate dell'Arabia Saudita in varie città del mondo e useranno i social media per fare pressione sulle autorità saudite e sui propri governi per assicurare il rilascio immediato e incondizionato di Raif Badawi e di tutti i prigionieri di coscienza.