Marielle Franco e le combattenti curde: lottare (e morire) per i diritti dei deboli

In Brasile non si placa l'ondata di indigazione per la morte dell'attivista socialista. Lei e le donne del Ypj sono la speranza per un mondo migliore

Rabbia per la morte di Marielle Franco

Rabbia per la morte di Marielle Franco

globalist 17 marzo 2018

Marielle Franco era tutto quello che la destra italiana, europea, americana e di tutto il mondo poteva detestare. Era libera, indipendente, bisessuale, nera, di sinistra, difensore dei diritti dei più deboli e feroce accusatrice del potere corrotto alleato delle mafie e della criminalità.

Era una pacifista, di quelle che vivono il dolore dell’umanità indifesa, abusata e violentata mentre nei circoli dei notabili si teorizzano strategie e teorie economiche che alla fine lasciano i poveri più poveri e fanno i ricchi più ricchi.

Marielle Franco era un gigante per la sua forza e la sua determinazione. 
Come le altre eroine di questi tempi, ossia le combattenti curde dell’Ypj che hanno sconfitto l’Isis a Raqqa e Kobane e che oggi si oppongono all’invasione di Afrin delle truppe di Erdogan.
 Imbracciano le armi con dolore, come estrema necessità. Ma vogliono un mondo fatto di pace e di eguaglianza, senza schiave, schiavi e senza aguzzini e profittatori.
Lottare per i diritti, Fino alla fine.