Igor il russo: potrei ammazzare altri 50 uomini ma mai ho fatto male a una donna

Norbert Feher, detenuto in carcere a Saragozza, ha scritto al Corriere di Bologna per difendersi dall'accusa di aver violentato una donna in Serbia

Killer di Budrio

Killer di Budrio

globalist 16 giugno 2018

Nessun problema ad ammettere gli omicidi compiuti in Italia e Spagna, ma quell'accusa di violenza sessuale proprio non la può accettare. Norbert Feher, il feroce criminale serbo che nell'aprile 2017 ha terrorizzato l'Italia come il killer di Budrio, non sopporta di essere considerato uno stupratore. E così nella sua cella del carcere di Zuera, a Saragozza, dove è detenuto da dicembre scorso per cinque omicidi, ha preso carta e penna e inviato due lettere al Corriere di Bologna, una il 14 marzo e una il 24 maggio. Il quotidiano oggi ne ha pubblicato alcuni stralci. 


 "Potrei far fuori altri 50 uomini anche armati però non potrei mai fare male a una donna, è una bugia" così Norbert, noto alle cronache anche come Igor il russo, ha scritto a proposito dell'accusa di violenza sessuale che avrebbe commesso 20 anni fa in Serbia. 


Nelle missive Norbert-Igor, spiega di avere "una macchia sul mio nome che non credo potrò mai pulire, sono stato accusato di un crimine che non ho fatto, non potrei far male a una donna neanche per scherzo".


Il serbo, accusato di avere ucciso tre persone in Spagna e due in Italia - Davide Fabbri a Budrio e Valerio Verri a Portomaggiore il primo aprile e l'8 aprile del 2017 - parla della sua detenzione nel penitenziario spagnolo "un carcere di massima sicurezza" che, come nella maggior parte dei casi in Spagna "è un carcere misto, con uomini e donne, roba che in Italia non esiste".


Tornando all'accusa di violenza sessuale che avrebbe commesso in Serbia prima di arrivare in Italia, Norbert Feher aggiunge di essere stato "accusato di un crimine che non ho fatto, non ho commesso, quasi 20 anni fa, però non c'era nè la tecnologia nè la mia attuale conoscenza che ho adesso, perchè in questo preciso momento quelle accuse assurde potrei smontarle in cinque minuti. Non potrei far male a una donna neanche per scherzo".


La lettera, evidenzia il 'Corriere di Bologna', si conclude con un "saluto cordiale" e la richiesta di scrivere "la verità" e la firma "F. Ezechiele N.", nome biblico scelto quando era in carcere a Ferrara.