Don Pappagallo, il sacerdote trucidato dai nazisti, riconosciuto Giusto tra le Nazioni

Nella Roma occupata dai tedeschi aiutò molti ebrei. Fu arrestato, torturato in via Tasso e ucciso alle Fosse Ardeatine

don Pietro Pappagallo

don Pietro Pappagallo

globalist 16 luglio 2018

Una vittima del nazi-fascismo. Di quel nazi-fascismo  Don Pietro Pappagallo, il sacerdote trucidato nel 1944 nell'eccidio delle Fosse Ardeatine, è stato riconosciuto Giusto tra le Nazioni, riconoscimento assegnato a personalità che si cono contraddistinte nell'aiutare il popolo ebraico durante la Shoah. Lo annuncia la comunità ebraica di Roma. Il nome del sacerdote compare dunque nella lista degli oltre 400 italiani onorati dal titolo di Giusto tra le Nazioni i cui nomi sono stati posti sul muro dello Yad Vashem, il mausoleo del Ricordo a Gerusalemme. Tra gli italiani che sono stati fregiati del titolo ci sono anche Giorgio Perlasca e Gino Bartali.

Come ha scritto Vatican News, “Don Pietro visse quasi vent'anni a Roma, quinto di otto fratelli e orginario di Terlizzi in provincia di Bari. Sin dal 1925 quando arrivò nella capitale per la prima volta, si mise a servizio degli ultimi, in particolare degli operai e dei lavoratori sfruttati e in condizioni di miseria. La sua casa di Via Urbana 2 diventò un punto di riferimento per quanti avessero bisogno di un sostegno economico, di indumenti, di cibo o di documenti, e così accadde anche durante l’occupazione tedesca quando don Pietro si impegnò con zelo a fornire aiuto a soldati, partigiani, alleati, ebrei, "indiscriminatamente". ”Grazie alla tipografia di un suo cugino”- racconta Georges de Canino della comunità ebraica romana - “iniziò a stampare documenti falsi per quanti rischiavano di finire nelle mani dei nazifascisti”.
Poi i nazisti lo arrestarono e lo torturarono lungamente in via Tasso, la terribile prigione della polizia politica nazista nella Roma occupata. Fino alle terribile morte alle Fosse Ardeatine.