Siamo vicini a una nuova guerra a Gaza

Aumentano le proteste, da Gerusalemme Netanyahu avverte: "Pronti all'intervento"

Gaza

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globalist 9 ottobre 2018

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha informato il suo governo che l'esercito si sta preparando per una possibile campagna militare nella striscia di Gaza. Il premier ha detto che un miglioramento della situazione a Gaza “è auspicabile”, “ma non è detto che ciò accada, e così ci stiamo preparando militarmente”. “Questa non è una dichiarazione a vuoto”, ha comunque ricordato, a scanso di equivoci.


Lo scorso venerdi migliaia di palestinesi hanno preso parte alle manifestazioni di protesta nella parte orientale della Striscia.  Secondo il portale israeliano Ynet, i manifestanti hanno incendiato diversi pneumatici e lanciato ordigni esplosivi contro le truppe dello stato ebraico. A causa dell’aumento delle tensioni al confine meridionale, l'esercito israeliano ha chiuso le strade adiacenti al territorio costiero.


La tensione è aumentata a causa delle nuove manifestazioni cominciate il 30 marzo scorso e che hanno scatenato la reazione sanguinosa dell’esercito israeliano, che ha ucciso oltre 180 manifestanti, compresi 24 minori, 2 medici e 2 giornalisti, e ferito più di 17mila dimostranti, oltre 4.000 dei quali colpiti da munizioni letali, negli ultimi sette mesi. Un soldato israeliano è stato invece ucciso il 20 luglio durante un'operazione militare condotta da Hamas vicino alla barriera di confine.


La Mezzaluna Rossa del Qatar ha annunciato oggi il lancio di 15 milioni di dollari di progetti medici e idrici nella striscia di Gaza. A rivelarlo è l’agenzia di stampa ufficiale dell’emirato QNA. Tra i progetti finanziati ve ne sono alcuni relativi all'acquisto di macchine per dialisi, macchine ad ultrasuoni, farmaci e carburante per ospedali, sistemi di depurazione dell’acqua e programmi per lo sviluppo di sistemi fognari.


La striscia di Gaza ospita circa 2 milioni di persone, l'80% delle quali fa affidamento sugli aiuti umanitari per sopravvivere. Il territorio costiero è sottoposto da oltre 11 anni a un blocco da parte di Israele, che controlla sei dei sette valichi di frontiera del territorio costiero palestinese. I residenti di Gaza subiscono frequenti blackout a causa della grave carenza di carburante e delle continue dispute sulla condivisione del potere tra l’Autorità Nazionale Palestinese e il movimento islamico Hamas. Le Nazioni Unite hanno fatto sapere di aver esaurito i fondi per pagare il carburante necessario per ospedali, impianti idrici e altre strutture fondamentali nella striscia.