L'inferno di Ciamcianka, il paese raso al suolo dai ribelli congolesi

Un anno fa il villaggio è stato distrutto dai ribelli e sebbene si sia trovata una debole pace i sopravvissuti vivono in condizioni disperate

Una bambina sopravvissuta

Una bambina sopravvissuta

globalist 19 dicembre 2018

Ciamcianka è, o meglio era, un piccolo paese del Congo che contava poche migliaia di abitanti. Diciotto mesi fa, i ribelli congolesi - una fazione che è insorta contro il presidente Kabila e che per mesi ha terrorizzato la popolazione - hanno attaccato il paese, costringendo gli abitanti alla fuga. Chi non è riuscito a rifugiarsi nella foresta, è stato ucciso oppure reso schiavo. È passato più di un anno ma la situazione, sebbene sia stata raggiunta una fragile pace, è ancora disperata. 
L'unica clinica della zona si trova a quattro ore di distanza da Ciamcianka, ed è completamente sprovvista di antibiotici, così come di una sala operatoria: le operazione mediche, anche le più complesse, vengono operate sul divano dello studio del medico, il dottor Papi Mundade, che gestisce la clinica insieme a Save the Children: "ho visto tante cose nella mia vita" ha detto Mundade, "ma mai una cosa del genere. Questo è l'inferno". 
Cibo, acqua, medicine: in questo angolo di mondo manca tutto e la gente ha perso la speranza: "non abbiamo più nulla, e pensiamo solo a sopravvivere" spiega una delle pazienti, mentre culla il figlio che ha in braccio: entrambi hanno la febbre da giorni e dolori muscolari, due sintomi della malaria. Malattia contro cui si può fare ben poco in queste condizioni.