Ultimatum di Teheran: due mesi per salvare l'accordo sul nucleare

Rohani ha concesso 60 giorni ai partner dell'accordo per contrastare gli effetti delle sanzioni americane in campo petrolifero e bancario.

Una centrale nucleare in Iran

Una centrale nucleare in Iran

globalist 8 maggio 2019

Nell'anniversario del ritiro unilaterale Usa dell'accordo del 2015 sul nucleare, il presidente iraniano Rohani ha annunciato le condizioni di Teheran per mantenerlo in vita: sono stati concessi due mesi - 60 giorni - ai restanti partner (ossia gli altri membri del Consiglio di sicurezza Onu più la Germania e l'Unione Europea) per rispettare le richieste dell'Iran per contrastare gli effetti delle sanzioni americane in campo petrolifero e bancario. Se il termine non sarà rispettato, la Repubblica islamica si sentirà libera di riprendere il cammino verso l'arricchimento dell'uranio e sviluppare il reattore nucleare ad acqua pesante di Arak.

«La finestra che è ora aperta per la diplomazia non lo rimarrà a lungo», ha avvisato Teheran. L'annuncio ha subito scatenato la reazione di Israele. «Non consentiremo all'Iran di avere armi atomiche», ha minacciato il premier Benyamin Netanyahu, mentre resta alta la tensione dopo l'invio verso il Golfo Persico di una flotta da guerra americana guidata dalla portaerei Abramo Lincoln e da una task force di cacciabombardieri B-52. Ma per il momento il segretario di Stato Mike Pompeo ha parlato di un annuncio "intenzionalmente ambiguo", spiegando che gli Usa aspetteranno e osserveranno gli effettivi comportamenti dell'Iran, non le minacce.


Per dimostrare che fa sul serio, Teheran smetterà da subito di vendere i suoi stock in eccesso di uranio arricchito e acqua pesante, superando così i limiti di riserve stabiliti dal Piano d'azione congiunto (Jcpoa). «L'accordo sul nucleare ha bisogno di un'operazione chirurgica e gli antidolorifici dell'ultimo anno non sono stati efficaci. Questa operazione serve per salvarlo, non per distruggerlo», ha spiegato Rohani. «Tutt'altro che un abbandono del patto», ha assicurato.


Ma per la Repubblica islamica gli effetti delle sanzioni sono diventati insostenibili, specie dopo la fine delle esenzioni ai grandi importatori del suo petrolio. Il Paese è in recessione profonda, con un'inflazione quadruplicata e il rial ai minimi storici. «Dopo un anno di pazienza, l'Iran interrompe le misure che gli Usa hanno reso impossibile continuare. La nostra azione è nei termini previsti dal Jcpoa», ha spiegato il ministro degli Esteri Javad Zarif, citandone i paragrafi 26 e 36. «È il turno del resto del mondo di onorare gli impegni», ha avvisato quindi da Mosca, dove ha incassato il sostegno del suo omologo Serghei Lavrov. Quello degli Usa è stato un "comportamento irresponsabile", ha detto il capo della diplomazia russa, chiarendo che Mosca si aspetta che tutti rispettino gli impegni assunti, e soprattutto gli europei.


Intanto, i due Paesi continueranno a cooperare nell'ampliamento della centrale nucleare di Bushehr e nello sviluppo del sito di arricchimento di Fordow in territorio iraniano. Con Teheran si è schierata anche la Cina, secondo cui il Jcpoa deve essere confermato e pienamente attuato e «tutte le parti coinvolte hanno la responsabilità perché questo accada».


Allarmata è stata invece la reazione delle cancellerie europee, vere destinatarie della richiesta di far muro contro Trump, visto che lo strumento finanziario anti-sanzioni lanciato oltre tre mesi fa da Francia, Germania e Gran Bretagna non è mai decollato. Le prime dichiarazioni sono un invito all'Iran a continuare a rispettare l'accordo nella sua totalità, come ha precisato il portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel. La Germania chiede che si eviti qualsiasi escalation, ha aggiunto il ministro degli Esteri Heiko Maas. Preoccupazioni sono state espresse anche da Londra e Parigi, che hanno assicurato però di voler restare parte di un accordo che anche l'Onu spera fortemente possa essere preservato.