I vescovi messicani tuonano: "I migranti non sono merce di scambio"

La Chiesa contraria alle pressioni di Trump so Obrador di usare lo strumento dei dazi per spingere i messicani a una maggiore repressione

Una messa a Tijuana con i migranti

Una messa a Tijuana con i migranti

globalist 11 giugno 2019

Nessun negoziato può passare sopra scelte e principi che la Chiesa messicana difende da anni: “La non criminalizzazione dei migranti e dei difensori dei diritti umani, che spesso lottano a favore della dignità umana contro corrente, con gravi rischi per la propria incolumità”.


Così una nota diffusa dall'agenzia Sir e ripresa da Vatican News.


I vescovi segnalano che “migliaia di migranti stanno aspettando di entrare negli Stati Uniti per fuggire dalla violenza e dalla miseria dei Paesi d’origine. Molti altri sono arrestati e deportati in Messico, in questo momento nell’ambito del programma unilaterale statunitense ‘Resta in Messico’, a causa del quale migliaia di centroamericani stanno aspettando una soluzione alla loro situazione migratoria, esposti a gravi rischi nelle città frontaliere messicane e senza un pieno accesso all’assistenza legale. Come membri della famiglia umana non possiamo essere indifferenti al dolore che molti di loro vivono e che reclama il nostro aiuto umanitario e il pieno rispetto dei loro diritti”.
La Chiesa messicana è invece “convinta che sia necessaria una giusta politica migratoria che, da un lato, garantisca un libero transito di persone, ordinato, regolato e responsabile; e che, dall’altro, vigili sugli interessi legittimi dei nostri connazionali”.
Appello a Usa e Messico: trovare soluzioni politiche senza cadere nella tentazione del ricatto
Nel rivolgere un appello all’unità di tutti i messicani, i vescovi chiedono “formalmente” ai Governi di Usa e Messico di “trovare un accordo permanente per privilegiare sempre il dialogo e il negoziato trasparente nelle nostre relazioni internazionali”, senza cadere “nella facile tentazione del ricatto e della minaccia”.


La Chiesa conferma, al tempo stesso, la propria disponibilità a collaborare “con tutte quelle iniziative che consentano di assicurare un cammino di maggior sicurezza e protezione dei diritti umani a coloro che emigrano.
Sull’accoglienza ai migranti è in gioco la nostra umanità
“Non si tratta soltanto di migranti: è in gioco la nostra umanità affermano i vescovi, i quali esprimono “preoccupazione per la mancanza di accoglienza realmente umanitaria ai nostri fratelli migranti, la quale riflette le nostre convinzioni in materia di riconoscimento e protezione dei diritti di tutti gli esseri umani in modo uguale”.
Non si affronta il fenomeno migratorio dispiegando soldati alla frontiera
Nel messaggio, firmato dal presidente della Cem, mons. Rogelio Cabrera López, e dal segretario generale, mons. Alfonso Gerardo Miranda Guardiola, si legge che “dispiegare seimila effettivi della Guardia nazionale alla frontiera Sud non è una soluzione radicale che affronti le vere cause del fenomeno migratorio”. Piuttosto, si devono “combattere la povertà e la diseguaglianza in Messico e in America Centrale”, cosa che è stata “sostituita da timore di fronte all’altro, che è nostro fratello”. Del resto, “se come messicani abbiamo condannato la costruzione di un muro non possiamo noi stessi convertirci in questo stesso muro”.
Proporre uno sviluppo umano integrale per il Centramerica e il Messico
Certo, è positivo l’accordo raggiunto per l’aspetto che evita l’imposizione dei dazi sui prodotti messicani (è stata questa la “pistola puntata alla tempia” da Trump al Presidente messicano López Obrador), tuttavia, in questo momento storico “non si deve tentennare nel proporre uno sviluppo umano integrale per il Centroamerica e il sud-est messicano”, attraverso una strategia da costruire con gli organismi internazionali e gli altri Paesi centroamericani.