Sulla Libia il Pd deve cambiare linea e denunciare il caos

Si dica anche che le migrazioni sono una cosa ma la tortura e le esazioni un’altra cosa. Si sostenga il proseguimento degli accordi bilaterali con gli Stati africani, abbandonati dal 2017

Guerra civile in Libia e soprusi sui migranti

Guerra civile in Libia e soprusi sui migranti

Mario Giro 29 giugno 2019
Il ministro Moavero dichiara che la Libia non è porto sicuro. Certo scatenerà una bufera nel governo da parte di Salvini. Ma si tratta di una banalità: nessuno seriamente ha mai pensato che la Libia fosse sicura per i migranti. Solo che c’è una parte dei nostri politici (alcuni a sinistra, moltissimi a destra) pronta ad assumersi la responsabilità di far torturare e ammazzare cittadini stranieri senza battere ciglio. E’ la morte del diritto e dell’umanità ma anche della nostra tradizione democratica e giuridica. Ma tant’è: ormai si attribuisce ai poveri (rifugiati) le peggiori intenzioni pur di dissimulare il proprio cinismo in nome della manna elettorale.
E’ questo anche un problema del Pd: difendere il passato, gli accordi con la Libia, la criminalizzazione delle Ong del mare (che la destra ha cavalcato alla grande) oppure cambiare tutto: linguaggio, obiettivi, programmi?
Consiglierei la seconda opzione ma mi si risponde che non ci si può smentire. E poi c’è il memorandum formato con la Libia. A parte il fatto che è chiaro a tutti che i firmatari libici sono delle maschere: chi comanda a Tripoli sono 4 milizie che tengono tutti in ostaggio e saccheggiano stato e cittadini. Haftar, beninteso, non è meglio di loro: rappresenta un’altra coalizione di milizie, tutto qui.
Ma detto questo c’è anche da aggiungere che se parli di “accordi” al plurale non stai difendendo solo il memorandum. Cambiare linguaggio è urgente. Nel 2017 mi espressi pubblicamente contro tale politica. Oggi aggiungo: perché difenderla ancora se è stata fallimentare? Fosse riuscita a fermare la destra Salviniana potrei capire: ma invece l’ha favorita. E ha messo scontro il Pd tutto il mondo delle Ong e della società civile organizzata. Non è necessario fare ammenda: si possono commettere degli errori. Ma non perseverare su di essi. Tra l’altro questo sta provocando delle ulteriori divisioni interne, magari strumentali ma reali.
Zingaretti non c’entra nulla con ciò che fu fatto: innovi tutto e cambi linguaggio. Non significa dar ragione alla sinistra radicale: criticai anche quest’ultima all’epoca perché la sua reazione fu molle e strumentale. Anche chi protestò e protesta da quella sponda, non è credibile e le Ong lo sanno. Non propone nulla e sa solo dire no. Zingaretti non dovrebbe preoccuparsene ma prendere le idee migliori e optare per un cambio totale di politica. Si dica che la Libia è nel caos e che ci vuole uno sforzo internazionale fortissimo per recuperarla; che in Libia non ci sono buoni. Si dica anche che le migrazioni sono una cosa ma la tortura e le esazioni un’altra cosa. Si sostenga il proseguimento degli accordi bilaterali con gli Stati africani, abbandonati dal 2017. Si proponga una legge sull’integrazione che ancora non c’è (il Pd l’aveva promessa). Si prosegua la battaglia sullo Ius Culturae svelando la fake news di destra sullo ius soli. Si sostengano con forza i corridoi umanitari perché sono una connessione tra società civile europea e società africana in difficoltà: arriva solo chi ha già un programma di accoglienza e integrazione pronto. E’ la società stessa che se ne incarica, non c’è problema di assorbimento.
Insomma una politica tutta nuova che mostri che il re della destra è nudo: la sicurezza si crea nella società con i cittadini, costruendo convivenza possibile. Non si urla né si annuncia.