La tifosa che si è data fuoco per Amnesty è il simbolo del "disprezzo dell'Iran per le donne"

La pesante accusa è di Philip Luther, direttore di Amnesty International Medioriente e Nordafrica: "la morte di Sahar è avvenuta perché è nata donna in un paese che odia le donne"

Donne iraniane allo stadio

Donne iraniane allo stadio

globalist 10 settembre 2019
Philip Luther, direttore di Amnesty International per il Medioriente e in Nord Africa, ha dichiarato che la morte di Sahar Khodayari, la donna iraniana che si è data fuoco per protestare contro il divieto imposto dall'autorità religiosa alle donne che impediva loro di andare allo stadio per guardare una partita di calcio maschile, è il simbolo del "terribile disprezzo delle autorità iraniane per i diritti delle donne". 
Luther ha definito "straziante" la morte di Sahar, sostenendo che "il suo unico crimine era quello di essere una donna in un paese in cui le donne subiscono discriminazioni che sono radicate nella legge e vengono applicate nei modi più orribili che si possano immaginare in ogni ambito della loro vita, persino nello sport". 
"Da quanto ne sappiamo, l'Iran è l'unico paese al mondo che ferma e punisce le donne che cercano di entrare negli stadi di calcio. Questo divieto discriminatorio deve cessare immediatamente e la comunità internazionale, compreso l'organo di governo mondiale del calcio, la Fifa e la Confederazione asiatica del calcio, devono agire con urgenza per porre fine a questo divieto e garantire che alle donne sia consentito l'accesso a tutti gli stadi sportivi senza discriminazioni o rischi di accusa o punizione", ha aggiunto.
Amnesty chiede infine che "la sua morte non sia vana" e che porti a un reale "cambiamento in Iran se si vogliono evitare ulteriori tragedie in futuro",