I bimbi (e i civili) curdi muoiono ogni ora mentre le diplomazie sono immobili

Non è più tempo di parlare: la guerra di Erdogan ai curdi sta facendo centinaia di vittime, che diventeranno decine se non interveniamo

Una bambina curda

Una bambina curda

Giuseppe Cassarà 11 ottobre 2019

La foto che troverete nel tweet alla fine di questo pezzo non può essere pubblicata. Cercherò di descriverla: un bambino, gli occhi ancora spalancati ma senza vita, con il torace divelto. Schegge di ossa e frammenti di sangue circondano una voragine che sembra enorme rispetto al suo corpo così piccolo. In fondo, nell’oscurità di quello che era il suo corpo, si intravede un ammasso, un organo, forse il cuore che non batte più.


Guardare questa foto è una vostra scelta. Io posso cercare di raccontarvi l’effetto che ha fatto a me. Non è stato piacevole. Ma sono riuscito, nonostante tutto, a vederla per alcuni minuti, a cercare di notare un dettaglio. E nella mia testa ripetevo: “Questo bambino è morto. Quel torace è davvero strappato, quelle ossa sono davvero spezzate. Questo bambino è morto sul serio, poco fa, in questo modo atroce”.


Continuavo a ripeterlo per cercare di impedire alla mia testa di dimenticare. Quella foto, come le centinaia che si trovano su twitter, unico social network ad avere più a cuore la verità che le preziose menti sensibili dei suoi utenti, andrebbero stampate e affisse in tutti i muri di tutte le città d’Europa. Bisognerebbe ricordare all’Europa che cosa è la guerra, perché è chiaro che abbiamo dimenticato cosa significa. Dovremmo smettere di parlare e agire. Perché mentre noi ci accusiamo a vicenda, condanniamo, rivolgiamo pensieri e preghiere, i bambini muoiono. Non è un modo di dire. Muoiono con i toraci aperti, con le gambe maciullate, e ce lo stanno raccontando in tutti modi: centinaia di migliaia di immagini che finiscono nell’etere, che ci passano accanto senza che sfiorino le nostre vite. Non ci sono parole per descrivere questa aberrazione moderna, questa atrocità figlia del 21esimo secolo.


Siamo tenuti sotto scacco da un criminale. I nostri governi sono impotenti per complicate maglie diplomatiche e per la paura di vedersi arrivare milioni di rifugiati siriani che Erdogan usa per minacciarci. Ma guardate le foto dei bambini che muoiono. Guardiamole, e ricordiamoci che possiamo fare qualcosa. Possiamo scendere nelle nostre strade e chiedere ai nostri governi che noi non abbiamo intenzione di stare a guardare. Che qualcosa deve essere fatta, che la malvagità turca non può rimanere impunita. Le parole non bastano più: indigniamoci per qualcosa di serio, perché in questo momento, mentre leggete queste righe, altri bambini stanno morendo in un’operazione chiamata ‘Fonte di Pace’.

Il tweet è stato postato da un utente, Hasan Afrin. Lo trovate con il nome di @HasanAfrin0 (L'ultimo è uno zero). Il suo account twitter è a questo link. La foto è in risposta a Marco Rubio, quindi la trovate su Tweet e Risposte.