Lula da Silva, accettata la richiesta di scarcerazione

L'ex presidente brasiliano è in carcere per un'accusa di corruzione e riciclaggio di denaro. Ma una modifica della giurisprudenza della Corte Suprema potrebbe valergli la scarcerazione

Lula da Silva

Lula da Silva

globalist 8 novembre 2019
Il giudice brasiliano Danilo Pereira Jr, del tribunale penale federale di Curitiba, ha accolto la richiesta della difesa dell'ex presidente Luiza Inacio Lula da Silva per la sua scarcerazione e lo ha autorizzato a lasciare la prigione di Curitiba, dove sta scontando la sua pena dall'aprile del 2018.
Le accuse a Lula 
L'ex Presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva è in carcere dal 7 aprile 2018 con l'accusa di corruzione e riciclaggio di denaro nell'ambito dell'inchiesta Lava Jato (uno scandalo equiparabile al nostro Mani Pulite). 
La notte scorsa dalla Corte suprema di Brasilia a maggioranza risicata (5 contrari e 6 favorevoli, grazie al voto decisivo del presidente del tribunale, Antonio Dias Toffoli), ha modificato la propria giurisprudenza stabilendo che un imputato possa essere privato della libertà solo dopo aver esaurito tutti i ricorsi possibili.
L'ex presidente-operaio è già stato condannato in tre gradi nel caso del cosiddetto "triplex di Guaruja'", ma può ancora ricorrere proprio alla Corte suprema. In questo senso, quindi, Lula rientrerebbe a pieno titolo nella situazione contemplata ieri dai giudici del massimo tribunale brasiliano. I suoi legali oggi stesso hanno presentato una richiesta di "scarcerazione immediata" alla giudice Carolina Lebbos, del foro di Curitiba, città dello Stato meridionale di Paranà dove Lula si trova attualmente detenuto. La togata non ha però una scadenza per pronunciarsi in merito. In teoria, inoltre, la Corte suprema deve prima pubblicare la sentenza, affinché la sua decisione abbia effetto, e questo può richiedere fino a due mesi di tempo, fanno notare i media. Ma Lula e i suoi sostenitori sono ormai sicuri che si tratti di aspettare ancora al massimo qualche giorno. Militanti del Partito dei lavoratori (Pt, di sinistra) da lui fondato, ed altri simpatizzanti che da ormai quasi 580 giorni vivono accampati fuori dal carcere per attendere la liberazione del loro leader, stanno già organizzando una grande manifestazione a Sao Bernardo do Campo, nell'entroterra di San Paolo, presso la sede del sindacato dei metallurgici, da dove prese slancio l'impegno politico di Lula. Anche la fidanzata dell'ex presidente, la sociologa Rosangela da Silva, ha commemorato la decisione della Corte: "Aspettami, vengo io a prenderti", ha scritto sui social.
Critico nei confronti della pronuncia dell'alto tribunale di Brasilia è invece stato, tra i primi, il deputato Eduardo Bolsonaro, figlio del presidente della Repubblica, Jair Bolsonaro. "Liberano i banditi e disarmano i cittadini, poveri brasiliani", ha scritto sui social Bolsonaro Jr., esponente di spicco del Partito social-liberale (Psl, di estrema destra). Oltre a Lula, la decisione della Corte suprema potrebbe beneficiare altri 12 condannati nell'ambito della Lava Jato. Tra questi ultimi figura anche l'ex ministro della Casa Civile ed ex braccio destro di Lula, José Dirceu.