Mentre la Meloni sbraita, in Finlandia una figlia di genitori 1 e 2 è diventata premier

Sanna Marin è una donna di appena 30 anni, figlia di due madri, a guida di un governo di coalizione composto da altre cinque donne tutte di appena 30 anni. Favola? No, Finlandia.

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Giuseppe Cassarà 9 dicembre 2019

È veramente desolante vedere che gli altri sono sempre meglio di noi. E la rabbia, nel sentire quattro pecore ipnotizzate dal rosario penzolante di Salvini che urlano ‘Prima gli italiani’ e ‘Viva l’Italia’, monta potente, quando in verità abbiamo così poco di cui essere fieri.


E poi spunta la notizia che la Finlandia - che per me è una terra mitologica, alla stregua di Narnia o della Terra di Mezzo - ha eletto questa mattina una premier donna. Non solo. Che tutta la coalizione di governo è guidata da cinque donne. Non solo. Che tutte sono giovanissime, poco più di 30 anni (poco più grandi di me). Non solo. Che la premier, Sanna Marin, è figlia di una coppia di donne, frutto dell’educazione di una di quelle famiglie ‘arcobaleno’, di un ‘genitore 1’ e di un ‘genitore 2’ tanto demonizzati da Giorgia Meloni, da Simone Pillon, da Lorenzo Fontana.


C’era una vecchia vignetta che mi torna alla mente: raffigurava una città del futuro, colma di grattacieli e traboccante tecnologia avanzata, illuminata da un bel sole. La didascalia diceva ‘come sarebbe l’Italia se non ci fosse stata la Chiesa’.


Questo ‘nemico’ del progresso, ora lo capisco, non è mai stata l’idea della Chiesa. A soffocare l’innovazione nella culla è il fanatismo malato che infetta certe menti, spesso accompagnato da una stringente dottrina religiosa che pretende di imporre su altri la propria agenda morale. Dimenticando non solo il sacrosanto principio della laicità dello Stato, ma anche la libertà altrui.


Per una Giorgia Meloni, che urla di essere donna e di essere cristiana, per Simone Pillon e la sua riforma medievale, per Lorenzo Fontana che pensa che non esistano le famiglie arcobaleno, la Finlandia è la risposta migliore. Non penso troveranno un paese condannato da Dio, non abbiamo notizie di piaghe bibliche, di cavallette, di primogeniti uccisi dall’Angelo sterminatore. Abbiamo invece notizia di un paese florido, civile, sempre al primo posto di ogni classifica per il livello di qualità della vita.


Tanto da sembrare non vero. E infatti, siccome viviamo nell’oscura era di Internet, esiste addirittura una teoria del complotto, nata sul forum Reddit circa nel 2016, che sosteneva che la Finlandia non esista, che si tratti in realtà di un’invenzione utopistica che faccia da modello per gli altri paesi. Non è uno scherzo: ci hanno creduto milioni di persone e nelle parti più recondite di Internet se ne discute ancora.


Oppure, e questa è la mia risposta preferita, quando decanti i paesi del Nord arriva sempre il genio che dice ‘eh ma intanto lì si suicidano perché non hanno il sole per sei mesi l’anno’.


È vero, il sole in Finlandia sparisce per sei mesi, la lunga notte artica. E per quanto riguarda i suicidi, la Finlandia è al 21esimo posto della classifica mondiale, contro l’Italia che sta al 64esimo. Eppure, a chi a questo punto si stampa un sorrisetto soddisfatto in faccia e pensa di aver vinto la discussione, basterebbe far notare che quella non è responsabilità del governo: in Finlandia la gente si suicida perché il sole scompare. Ma il sole sfugge alle giurisdizioni umane. In Italia la gente si suicida perché non ha un lavoro, o non gli sono riconosciuti i propri diritti civili, o perché è vittima di truffe e di raggiri, o perché la mafia ha rovinato la sua vita. Tutte cose su cui lo Stato può intervenire. Ancora una volta, è una questione di prospettiva.


E la prospettiva è che in Finlandia si vive meglio, e che non si tratta di un altro pianeta. È lì, un po’ più a Nord di questa caotica Europa mediterranea dove ancora, nel 2019, discutiamo se i figli cresciuti da coppie omosessuali siano diversi o abbiano gli stessi diritti degli altri. Aggiornamento: sono bambini come tutti. Alcuni dotati, altri stupidi, altri diventeranno presidenti, altri serial killer. È la vita, funziona così. Potete fidarvi di me, oppure leggere questi studi, che lo ripetono da 40 anni: l’ “Australian Study of Child Health in Same-Sex Family” di Crouch (Università di Melbourne), sullo sviluppo di 315 genitori con 500 figli tra gli 0 e i 17 anni (fino ad oggi, dai rapporti parziali divulgati, si deduce che genitori e figli percepiscono positiva e normale la loro famiglia, hanno un livello di benessere psico-fisico superiore alla media delle famiglie eterogenitoriali, anche se lo stigma omofobico abbassa la qualità della loro salute mentale); la “Research on New Family Forms” di Golombok e Ehrhard (Cambridge e Columbia University), sui padri gay con figli nati da surrocacy tra i tre e gli otto anni; il “New Parents Study” di Lamb (Cambridge), Bos-Gelederen (Amsterdam) e Vecho-Gross (Parigi), che sta osservando lo sviluppo del primo anno di età dei bambini nati da procreazione assistita, sia in famiglie omosessuali che in quelle eterosessuali.


Ecco, possiamo partire, anzi ri-partire dalla scienza. Oppure possiamo ascoltare Giorgia Meloni, chiuderci le orecchie e continuare a pensare di essere i migliori del mondo, mentre la Finlandia si allontana sempre di più.