Natale in Marocco all'insegna della repressione

Condanne e punizioni si moltiplicano nei confronti delle voci dissidenti.

Manifestazione in Marocco

Manifestazione in Marocco

globalist 29 dicembre 2019
Natale all'insegna della repressione in Marocco. Arresti, condanne, punizioni si moltiplicano nei confronti delle voci dissidenti. Il 25 dicembre, a Casablanca, il giornalista Omar Radi è convocato d'urgenza dalla polizia giudiziaria. Un breve interrogatorio e finisce per direttissima davanti al giudice. Udienza fissata al 2 gennaio. Capo d'accusa: oltraggio a magistrato. Nove mesi prima aveva twittato dal proprio seguitissimo account commenti sulle dure condanne inflitte ai detenuti dell'Hirak, il movimento di protesta che negli anni passati ha agitato il nord del Marocco.
Sempre il 25 dicembre a Rabat il rapper Mohammed Sekkaki noto come 'Moul Kaskita' e' condannato a 4 anni di prigione per "oltraggio al re". Pochi giorni prima era toccato a Abdelali Bahmad, militante di Khenifra, vicino Casablanca, ricevere un avviso di garanzia per "oltraggio a bandiera e attentato all'integrita' territoriale".
A ottobre, mentre era a Parigi, era stato ripreso durante una manifestazione in cui e' stato dato fuoco al vessillo nazionale. A Meknes, un liceale e' stato condannato a tre anni per aver osato scrivere su facebook "Viva il popolo", frase che riprende il verso della canzone del rapper Lgnawi, arrestato a sua volta, a novembre, per insulti alla polizia.