Malalai Joya, una vita da clandestina per la libertà e la giustizia in Afghanistan

Era deputata del Parlamento afghano da dove fu espulsa per i suoi attacchi ai Signori della Guerra. Anche i talebani vorrebbero ucciderla. Ma lei continua la sua battaglia.

Malalai Joya

Malalai Joya

globalist 14 gennaio 2020

di Cristiana Cella
L’Afghanistan, quasi ignorato, come sempre, dai media, potrebbe  essere coinvolto nell’inasprirsi dei rapporti tra Iran e Usa. Il paese ospita il contingente più numeroso di militari americani (13.000) nell’area, che hanno installato sul territorio numerose  basi aeree a due passi dal confine iraniano. Teheran è presente in Afghanistan con una forte penetrazione culturale e religiosa e sostiene ed arma, come tutti gli altri attori sullo scacchiere afghano, i suoi gruppi di talebani che operano  nella regione occidentale del paese. Ognuno le sue pedine, nella propria guerriglia per procura. I progressisti afghani non credono che ci sarà una guerra tra Iran e Usa,  che non conviene a nessuno dei due, ma la tensione è più alta del solito. E’ utile ascoltare la voce di una coraggiosa attivista che si batte per i diritti e la democrazia fin da quando faceva parte del Parlamento afghano come deputata di Farah: Malalai Joya, espulsa da quel Parlamento per i suoi attacchi ai Signori della Guerra. Una voce scomoda per molti che la costringe a una vita difficile e nascosta, l’alto costo per la sua scelta di resistenza.


Kabul Novembre.


Fa già freddo a Kabul anche se la neve non è ancora arrivata. Incontro Malalai, come sempre, in un posto sicuro. Arriva completamente avvolta in uno scialle, solo un ciuffo di capelli emerge dalle stoffe. E’ circondata dalle sue guardie del corpo. Poche oggi, non ci sono pericoli qui. A volte ne porta con sé fino a 12. Dipende da dove va. La sua scorta non deve mai esporsi, il volto nascosto dietro una mascherina. Ne va della loro sicurezza e di quella della famiglia. La sua vita è, sempre di più, piena di ostacoli e scandita da molti divieti. Non può stare più di qualche giorno in una casa, non può usare telefoni e computer attraverso i quali potrebbe essere localizzata e spiata. Anche i talebani ora, sono diventati molto esperti in questo campo. Nemmeno il suo ufficio  è un posto sicuro, l’hanno attaccato diverse volte. Ha grandi difficoltà a godersi la sua famiglia. Stare con suo marito o con suo figlio li mette in pericolo. Come si spiega a un bambino che deve tacere il nome di sua madre? Emerge dalle stoffe con la sua inconfondibile e squillante risata. Parliamo davanti alle immancabili tazze di tè, alle ciotoline di melograno e di mandorle, frutti di stagione.


Selezioni e elezioni


Ancora non si sanno i risultati delle elezioni. Come andrà a finire?


Nonostante tutti i mezzi tecnologici siamo alle solite. Ghani e Abdullah sono sempre due cani sullo stesso osso, ognuno con i suoi alleati. Come la volta precedente, verrà qualcuno dalla Casa Bianca a decidere e risolvere il pasticcio. Questa è stata una ‘selezione’ non un’elezione. E sono loro, gli americani, a farla.  Per noi la grande speranza è l’affluenza più bassa di sempre. Significa che la maggior parte degli afghani ha capito l’inganno e ha deciso di boicottare le elezioni non andando a votare. Nella mia provincia, a Farah, c’è stato il numero più basso di elettori del paese. Un successo per noi.


Normalmente dovrebbe essere il contrario..


Già, normalmente, ma in Afghanistan niente è normale. Per gli altri paesi le elezioni sono un momento importante della democrazia ma qui, dove c’è la caricatura della democrazia,  è il contrario, è l’astensione a darci speranza per il futuro.


Non è per  le minacce talebane che gli afghani  hanno disertato le urne?


No, ho sentito tante persone che avevano sempre votato, anche a rischio di rimetterci il dito per colpa dei talebani. Ma hanno scelto di non andare a votare. Hanno capito cosa sta succedendo e hanno preso consapevolmente la loro decisione.


Quali saranno gli scenari futuri?


Gli Usa non se ne andranno mai da qui. A loro interessano le basi dalle quali controllano il cielo e la terra del nostro paese e tengono a bada gli stati confinanti, i loro nemici. Soprattutto l’Iran , a due passi dalle loro postazioni. La grande tragedia dell’Afghanistan, per gli americani, non è altro che un interesse strategico. Porteranno ufficialmente al potere qualche talebano? Beh , non è una novità, non è la prima volta. Gli Usa, dopo l’invasione, hanno sempre sostenuto, direttamente o indirettamente,  questi terroristi. Ci sono persone che hanno visto con i loro occhi gli elicotteri Usa lanciare cibo e armi a talebani e Daesh. Prima sostenevano i jihadi contro i russi, poi i talebani, ora la pedina più forte è l’Isis, è il loro progetto. Molti dei leaders talebani degli anni 90 vivono qui a Kabul, nelle zone più sicure, con belle case e posti di potere,  nel Governo o nei Ministeri. Perfino uno, laureato a Yale,  che ha partecipato alla distruzione dei Buddha di Bamyan! Nessuno ha mai chiesto niente a questa gente. Adesso tutti, Russi, Americani, Pakistani, organizzano costose conferenze per trattare con loro. Ogni nazione si paga i suoi terroristi. Quale riconciliazione? Gli americani hanno bisogno di un Afghanistan instabile, insicuro, allo sbando, per poter fare i loro interessi economici e politici. Se così non fosse, dopo tutti questi anni e tutti questi soldi spesi, le cose non sarebbero a questo punto. In questo inferno, ognuno può fare quello che vuole, senza giustizia e senza vergogna.


Conigli e carote


Cosa cambierà se le truppe Usa se ne andranno?


Niente. Adesso l’esercito non serve più, rischiare la vita di giovani americani porta a Trump dei problemi in patria. Non ne ha bisogno. I soldati sono sostituiti  dai contractors, dalle truppe speciali della Cia, con licenza di orrori impuniti, dall’esercito afghano che è carne da cannone, dai droni che uccidono senza coscienza, come in un video gioco. No, non cambierà granché. Potranno continuare tranquillamente a seguire la loro strategia, a controllare da qui questa parte di mondo, ad arricchirsi con il loro principale business.


Quale?


Quello dell’oppio e dell’eroina. Abbiamo il 94% della produzione mondiale e, ogni anno, immancabilmente, dall’inizio dell’invasione americana, aumentano gli ettari coltivati a papavero e le tonnellate di droga. Nessuno vuole fermare questa mafia di morte! E’ evidente nei fatti. Ogni paese pesca i suoi pesci.  Tutti sono coinvolti, militari Usa e Nato, Governo, talebani,  warlords. Rende troppo e a troppa gente perché qualcuno faccia qualcosa. E’ come mettere dei conigli a sorvegliare le carote! Oltre a uccidere i giovani dell’occidente, questa roba uccide il nostro futuro.


Quanti sono i tossicodipendenti in Afghanistan?


Il Ministero dice che sono circa 3 milioni ma credo siano di più. Qui a Kabul li puoi vedere ovunque, a ogni angolo, nelle aiuole al centro della carreggiata, nei sotterranei, dove vengono recuperati con un carro i cadaveri ogni mattina, , un mestiere sicuro, uno dei pochi. Nelle province è anche peggio. Sono giovani, donne, bambini. Anche quelli che ti chiedono l’elemosina quando sei in macchina, negli interminabili ingorghi di Kabul. Anche loro vivono di oppio!


Sale sulle ferite


Che futuro hanno questi ‘accordi di pace’?


Tutta la popolazione di questo paese vuole la pace, non ne possiamo più della guerra che dura da 40 anni. Ma questa cosiddetta ‘pace’ sarà peggio della guerra attuale.  Un’operazione che mette il sale sulle ferite del popolo afghano, soprattutto delle donne che sono state e sono le prime  vittime del regime talebano. E’ una ‘pace’ pericolosissima.  I talebani controllano già più della metà del paese ma dando  loro ancora più potere, permettendogli di entrare in Parlamento ufficialmente, le ingiustizie , la violenza, le violazioni di diritti umani aumenteranno ancora. Soprattutto le donne ne faranno le spese, torneremo indietro di 20 anni, le poche leggi che ci difendono saranno eliminate.


Poteva andare diversamente?


Sì, poteva andare diversamente. Il problema è volerlo. Dopo l’11 settembre gli Usa ci hanno messo pochi giorni a spazzare via da qui i talebani. Poi, in 20 anni, non sono riusciti ad evitare che si prendessero mezzo paese. Come mai? Eppure i talebani, che pure sono armati e bene, non hanno nemmeno gli stinger, i lanciarazzi contro l’aviazione. Gli americani attaccano per lo più dal cielo. L’armata più potente del mondo non ce la fa a battere delle bande di terroristi? Strano no?


Tom e Jerry


Quindi, qual è la strategia Usa, secondo te?


Gli Usa giocano e hanno giocato con questi tagliagole il gioco di Tom e Jerry. Li manovrano, li combattono, li sostengono. Ne hanno bisogno.


Che pace possiamo immaginare? La pace senza giustizia non esiste. Tutti qui sanno che questi criminali hanno ucciso, violentato, rubato, tradito, torturato, fatto saltare in aria cittadini inermi e adesso è tutto perdonato? Talebani infiltrati, massacrano i loro commilitoni nell’esercito, continuamente. Gli afghani non possono accettare tutto questo. Ogni giorno, i nostri sostenitori nelle varie province, a loro rischio e pericolo,  ci mandano report di crimini bestiali. A commetterli sono i talebani, Daesh, i vari signori della guerra con le loro milizie, la polizia. Ma nessuno lo viene a sapere , nessuno fa giustizia. Ignoranza e impunità uccidono un paese.


Il popolo afghano potrebbe scendere in piazza contro tutto questo, come succede adesso in Irak, Libano, Cile, Hong kong?


Abbiamo troppi nemici e troppo forti. Le manifestazioni di piazza spontanee senza guida e senza armi, finiscono in genere nel sangue. Non hanno futuro.


Ogni paese ha la propria situazione, con relativi problemi, nemici, storia, cultura. Non puoi nemmeno paragonare la resistenza afghana con quella cilena o  palestinese o iraniana, che pure è una nazione simile e vicina.  Perché? Perché a noi manca l’istruzione. In questi anni il vuoto scolastico è stato enorme, in alcune zone l’analfabetismo delle donne arriva al 95%.E’ l’istruzione, la conoscenza della propria identità e dei propri diritti, le opportunità di futuro, è questo che dà forza al nostro popolo e all’azione  dei progressisti.


Armati di tempo e  parole.


Qual è quindi la strategia delle forze progressiste in Afghanistan?


Le forze progressiste crescono, il partito Hambastagi, Rawa, Saijss e tutti i miei sostenitori, professori, intellettuali, persone con le mani pulite, ci sono e  ci sosteniamo a vicenda. Ma le chances sono nulle. La nostra azione è limitata da ostacoli enormi. Uno è il denaro. Come ho detto, l’istruzione è la porta di uscita dal disastro, ma come costruire scuole o avviare corsi di alfabetizzazione a mani vuote? Per un corso ci vogliono almeno 5000 euro! Noi non abbiamo fucili,  dobbiamo combattere con le parole, con la penna, la conoscenza. Le scuole qui, vengono fatte saltare dai talebani, sono occupate dai militari, sono chiuse, raggiungerle vuol dire spesso rischiare la vita, soprattutto quella delle bambine.  Come si fa a contrastare tutto questo senza soldi?


E se ci fossero?


Prova a immaginare. Se tutte queste forze democratiche avessero i soldi per poter realizzare i loro progetti e dare istruzione a tutti, questo paese farebbe la rivoluzione, non c’è dubbio, perché la gente combatterebbe per i propri diritti. 


Poi, c’è il problema della sicurezza. Dobbiamo stare tutti molto attenti a come ci muoviamo, uccidere qui è molto facile, anche economico. Sicuramente io avrei molto successo se andassi a parlare apertamente alla gente nelle province, in una piazza magari, sarebbero tutti con me. Ma non so nemmeno se riuscirei a finire il mio discorso!  E la sicurezza costa. Se fossimo liberi di muoverci sarebbe diverso. Per questo, vedi, ci vuole molto tempo. Anche il tempo è una nostra arma. Per voi dieci anni sono molti ma per noi no, non sono niente, una piccola parte del cammino. E’ una battaglia lunga, ci vogliono determinazione e pazienza. Noi piantiamo dei semi per il futuro. Anche quando non saremo più vivi, avremo di sicuro un risultano dei nostri sforzi attuali.


Cominciano a fiorire questi semi?


Certo, i giovani che mi seguono sono sempre di più e più motivati, condividono la battaglia che ci sta davanti. Abbiamo la responsabilità di guidarli nella giusta direzione. Vengono da me e mi dicono: vogliamo  essere al tuo fianco,  cosa possiamo fare? Un tempo non era così. E’ l’urgenza a spingerli perché il disastro delle loro vite e del paese è sempre più grande. Raramente riesco a incontrarli personalmente, a volte nemmeno sui social.


Come si svolge la tua attività?


In questo momento sto facendo una battaglia per le scuole, a Takar, a Kabul, a Farah. Ho molti sostenitori all’estero e spero che mi diano una mano. Siamo  un Comitato e lavoriamo tutti insieme. Non voglio essere un leader, sono una semplice attivista come ognuno di loro.


Come rimani in contatto con i tuoi sostenitori?


Attraverso facebook o il nostro network o per telefono. Non sono mai io a farlo, lo fanno altri nel Comitato.  Organizzano i meeting e io ci vado. Non posso fare niente in prima persona perché qui è tutto controllato, internet, telefono ecc. Dobbiamo inventarci tecniche diverse per non farci identificare. Avere diverse case, diversi indirizzi mail, diversi telefoni…decide il mio comitato di sicurezza, per fortuna, non io. Tutto questo è molto stressante ma necessario.


Figli dei lupi


Alle elezioni di settembre si sono presentati i  figli dei vecchi warlords che controllano ancora gran parte del paese (comandanti dei gruppi fondamentalisti che combattevano i russi, hanno scatenato la guerra civile negli anni ’90, governano molte province, controllano il traffico di droga e siedono in Parlamento). Erediteranno il potere dei loro padri?


Noi li chiamiamo ‘i figli dei lupi’. Hanno studiato in buone università all’estero,  in questi ultimi dieci anni, e adesso ritornano, presentandosi come persone pacifiche,  ben educate, istruite. Molti di loro sono in Parlamento, hanno posti di potere, come  ambasciatori o altro e hanno molti titoli di studio. Alcuni ancora non hanno le mani sporche di sangue come i loro genitori, ma imparano presto. Giorni fa, il figlio di un  potente warlord, parlamentare nella legislatura precedente, ha ucciso un soldato a bruciapelo, lo hanno visto in molti. Suo padre, per toglierlo dai pasticci, ha accusato un altro soldato, che è stato condannato per l’omicidio.  E’ così che funziona con questa gente. Sono accademici e uccidono in modo accademico, con il loro stile,  mentre i padri uccidevano in modo più brutale e selvaggio. Per questo li chiamiamo ‘figli dei lupi’.


Hanno seguito tra la gente?


In un primo momento magari le persone  ci cascano ma capiscono presto chi sono e che non sono diversi dai loro genitori.


Tu vai spesso all’estero. Non hai mai la tentazione di restarci e di vivere tranquilla?


Sarebbe una  sconfitta per me. I giovani del mio paese mi guardano come un esempio, proprio perché potrei starmene all’estero e vivere una bella vita con la mia famiglia ma rimango qui, voglio essere parte del cambiamento necessario al paese.  Condivido la vita fragile della mia gente, per questo hanno fiducia in me. A volte arrivano delle sorprese. A Farah City, dove sono nata, gli abitanti di un quartiere hanno dato il mio nome a una strada! Non ci avrei mai creduto!


Malalai sorride, si vede che le fa piacere. Deve andare ora, il buio arriva presto in questa stagione. Meglio non muoversi di notte.


‘Sai, come diceva una mia compagna, quando diventi una speranza per qualcuno non hai il diritto di arrenderti. ‘