Il vescovo di Beirut attacca i politici libanesi: “Siete voi la causa di tante sofferenze”

Presidente della repubblica e governo alla messa in onore di San Marone, celebrata da Paul Abdel Sater. “Vedere una madre soffrire davanti al figlio suicida per non aver potuto provvedere ai suoi bisogni non tocca il vostro cuore?"

L'arcivescovo di Beirut, Paul Abdel Sater

L'arcivescovo di Beirut, Paul Abdel Sater

Riccardo Cristiano 9 febbraio 2020
Il diavolo, si dice, è bravo nel fare le pentole ma non i coperchi. Ma da qualche tempo questo difetto è diventato un pericolo. Fare mali i coperchi delle pentole a pressione può produrre ustioni gravissime. Chissà se non è questo quel che è accaduto oggi a Beirut. Formato ormai da qualche tempo, ancora non ha affrontato il voto di fiducia il nuovo esecutivo che sulla carta è di tecnici ma nella realtà è fatto, quasi tutto, da collaboratori degli ex ministri politici, distribuiti con lo stesso “manuale Cencelli” che si è promesso di mandare in pensione davanti alla catastrofe in cui ha fatto sprofondare il paese, a un passo dal default.
Dopo tanta attesa il voto di fiducia è stato previsto per le prossime ore: forse un caso, forse no, fatto sta che è oggi è la festa più importante per il Libano cristiano, la festa di San Marone, dal quale prende nome la Chiesa maronita. Maronita è il presidente Aoun e la leadership dei suo partito, asso portante con Hezbollah del nuovo governo. e così questa mattina sono andati tutti, il presidente della Repubblica, il nuovo premier incaricato Diab, il presidente della Camera unica e tanti altri alla messa in onore di San Marone, celebrata dal nuovo arcivescovo di Beirut, Paul Abdel Sater. Che con lui non si scherzi avrebbero dovuto saperlo, visto che si è presentato vendendo tutte le auto di lusso della sua diocesi: va in giro in utilitaria. Di più: vista la gravissima crisi economica si è presentato anche dicendo a tutti gli istituti scolastici della sua diocesi di mantenere in corso tutti gli studenti che non potessero pagare la retta scolastica. E oggi?
Oggi l’arcivescovo ha detto, in un’occasione così solenne, che un vero leader “resiste alla tentazione di naturalizzare gli immigrati.”
 Colpo strano all’apparenza ma fortissimo, visto che il presidente Aoun è contro la permanenza dei profughi siriani, tantissimi e poverissimi, ma ha naturalizzato una cinquantina di siriani, tutti ricchissimi e ritenuti vicini al regime siriano che così è entrato nel salotto finanziario libanese. Poi ha chiesto: “Vedere una madre soffrire davanti al figlio suicidatosi per non aver potuto provvedere ai suoi bisogni non tocca il vostro cuore? Quelli che vi hanno votato non meritano di essere ascoltati per correggere i guasti che avete causato?”
Ma la ricetta dell’arcivescovo deve ancora arrivare al suo punto forte, questo: “ Il vero leader è quello che sa abbandonare, lasciare il potere, invece di deludere il popolo o fare ingiustizie.” Ma leggendo bene c’è anche un suggerimento per chi meno perentorio ma altrettanto sferzante: “Non si potrebbe lavorare giorno e notte con gli esponenti della protesta pacifica di questo Paese per venire incontro alle richieste dei cittadini onesti e dignitosi? Se non si sa fare questo non è meglio dimettersi?”
Questa omelia fortissima e chiarissima ha mandato in frantumi non solo la pentola forse mal fatta, ma anche un’idea antica e diffusa in tutto l’Oriente, cristiano e musulmano: quella che ha trasformato l’idea molto bella di sinfonia tra potere civile e potere spirituale in quella, molto brutta, di sottomissione del potere spirituale a quello politico. Dopo un discorso così forse i voti di fiducia si terranno lontano, non vicino alle feste religiose.