Come Erdogan azzoppa l'Eni e vuole rimettere le mani su Cipro e il suo petrolio

Incurante dei moniti di Bruxelles, e dei messaggi di Roma, Erdogan ha continuato imperterrito a inviare navi da trivellazione nella zona economica esclusiva di Cipro. E in Libia...

Erdogan

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Umberto De Giovannangeli 16 maggio 2020

Prosciugati dal Sultano di Ankara. Spazzati via dal suolo libico, messi fuori dagli abissi petroliferi del Mediterraneo meridionale. Altro che andare all’incasso per l’aiuto offerto dai suoi 007 nella liberazione di Silvia Romano.


Il Sultano, al secolo Recep Tayyp Erdogan, presidente-autocrate della Turchia, è andato oltre l’incasso, per non parlare dei ringraziamenti, E’ passato direttamente all’umiliazione di Roma.


Come scritto da Globalist, quel giubbotto antiproiettile con la stella e la mezzaluna rossa indossato dalla volontaria italiana subito dopo la sua liberazione, immortalato e rilanciato dall’agenzia ufficiale turca Anadolu, era un pizzino. Con su scritto: non faremo prigionieri. In Libia, dove Erdogan ha stretto un patto di ferro con il primo ministro del Governo di accordo nazionale, quel Fayez al-Sarraj che Roma, nelle persone del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dell’imbarazzante ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ripetono stancamente di sostenere, salvo poi glissare sulle richieste, soldi e armi, avanzate dal presunto sostenuto. Fuori uno.


Ma il “fuori due” anche se meno visibile, perché sott’acqua, è ancora più devastante per i nostri interessi nazionali e, in particolare, per la italica bolletta petrolifera. Incurante dei moniti di Bruxelles, e dei messaggi di Roma, Erdogan ha continuato imperterrito a inviare navi da trivellazione nella zona economica esclusiva di Cipro.


Dopo l’ennesimo invio, l'Ue ha reagito "deplorando" il fatto che Ankara non abbia ancora risposto ai "ripetuti appelli a cessare tali attività" e torna ad invitarla ad "astenersi da azioni simili e a rispettare la sovranità di Cipro, in linea con il diritto internazionale". Lo affermano i ministri degli Esteri dell'Ue, in una dichiarazione congiunta. Deplora, invita, condanna: tutta fuffa, che maschera, malamente, una palese impotenza.


Visto che c’erano, i ministri degli Esteri Ue hanno condannato "l'escalation" di violazioni dello spazio aereo greco commesse dai turchi.


Ankara deve "evitare di minacciare e di agire in modo dannoso alle relazioni di buon vicinato", smettendola di violare "la sovranità degli Stati dell'Ue sul loro spazio aereo". Cosa se ne farà di questi “avvertimenti” il Sultano? Un baffo. Tanto sa che nessuno oserà sfidarlo. E tra i nessuno brilla Giggino. E a mettere una pezza al dilettantismo internazionale del duo Conte&Di Maio non basta più l’unico centro vitale di politica estera del Belpaese: l’Eni.


Il Sultano è riuscito ad azzoppare anche il “cane a sei zampe”. Enrico Mattei si starà rivoltando nella tomba.