Black Out Tuesday: il web è nero contro il razzismo e chiede giustizia per George Floyd

Artisti, sportivi, giornalisti, ma soprattutto persone comuni: tutti i social di tutto il mondo si stanno colorando di nero, una protesta silenziosa accompagnata da un semplice hashtag: #blackouttuesday

#Blackouttuesday

#Blackouttuesday

globalist 2 giugno 2020
Un semplice quadrato nero. Nero come la pelle di George Floyd, ucciso dalla polizia. Ma George Floyd è stato l'ultimo di una lunga serie di omicidi nell'America razzista e le proteste che stanno infiammando gli Stati Uniti sono segno che si è arrivati al limite. 
Artisti, sportivi, giornalisti, ma soprattutto persone comuni: tutti i social di tutto il mondo si stanno colorando di nero, una protesta silenziosa accompagnata da un semplice hashtag: #blackouttuesday, martedì del blackout. Perché bisogna fermarsi, riflettere e ricominciare. Non si può andare avanti, far finta di nulla, convincerci che la morte di George Floyd sia stato solo un tragico incidente, un caso isolato. Non lo è. Sono il risultato di una politica suprematista bianca, intrisa di odio per chi migra, per chi è povero, per chi non rientra nei canoni della 'normalità'. 
Questo Black Out Tuesday coincide anche con l'inizio del mese del Pride: moltissime sono le organizzazione Lgbt in tutto il mondo che si stanno unendo alla protesta, ricordando anche che i moti di Stonewall, che hanno dato inizio alla lotta per i diritti civili, sono stati portati avanti da donne transessuali nere, all'epoca in prima fila e oggi dimenticate. 
Ma non solo: associazioni femministe, ambientaliste, ong: tutte quelle realtà che la destra nostrana ha bollato, negli ultimi anni, come 'radical chic', 'buonisti', e che ora - seguendo Trump - sono diventate 'organizzazioni terroristiche'. Tutte sono in piazza, tutte sono a lutto: perché con George Floyd è morto qualcos'altro. È morta la dignità, è morta la compassione, è morta l'umanità.