Il clero cristiano di Siria critica le sanzioni, ma cosa ha detto dei tanti morti torturati dal regime?

Il Congresso americano ha approvato il Caesar Act: si chiama così perché si basa sulle 55mila fotografie portate clandestinamente fuori dal paese da un umile fotografo forense di nome Cesar

Siria

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Riccardo Cristiano 24 giugno 2020

Si fanno sempre più insistenti le polemiche, sostenute da gran parte del mondo clericale cristiano in Siria, contro le sanzioni che colpiscono il regime di Damasco. In particolare sono oggetto di veemente critica le disposizioni previste dal recente Caesar Act, un provvedimento sanzionatorio votato dal congresso americano contro i principali esponenti del regime di Damasco e le loro società private entrato in vigore in 17 giugno scorso. La prima cosa che balza agli occhi è il nome. Si chiama così, o è stato ribattezzato così, perché si basa sulle 55mila fotografie portate clandestinamente fuori dal territorio siriano da un umile fotografo forense, il cui compito era documentare la morte.


Nella stragrande maggioranza dei casi, più di 54mila dei 55mila scatti fotografici, riguardano civili torturati a morte nelle segrete degli Assad. Queste fotografie, accanto alle quali è ben visibile un cartellino con un numero identificativo ma mai un nome,  sono state verificate in sede internazionale, e moltissimi parenti hanno potuto riconoscere il volto o il corpo sfigurato dei loro cari grazie a questo database. Caesar è fuggito a piedi dalla Siria nel gennaio del 2014.


Di tempo da allora ne è passato, ma questa parte  del mondo clericale cristiano di Siria cosa ha detto a quelle vittime e ai parenti di quelle vittime?


Anche le amministrazioni civili hanno avuto molto tempo a disposizione da allora. Bisognava aspettare quasi sette anni per sanzionare chi sistematicamente tortura a morte la popolazione civile? Donne, ragazzi, anziani. C’è tutto nel catalogo della morte di Caesar, consultato e consultabile da gennaio 2014. Questa parte del mondo clericale cristiano di Siria che critica il Caesar Act ha ritenuto di consultare quelle fotografie? E se lo ha fatto che impressione ne ha avuta, cosa ne ha detto?


Ora accade che il regime degli Assad ha deciso di procedere con una serie di aziende private tutte di proprietà dei leader del regime, coinvolti nello sterminio, ad avviare la ricostruzione della Siria, insieme a russi, cinesi, iraniani e al noto interesse o disponibilità degli Emirati Arabi Uniti.


Il principale obiettivo è la costruzione della città nuova di zecca di Marota, un progetto enorme e avveniristico, con ville e piscine. I malevoli affermano che quelle ville e quelle piscine saranno costruite sulle fosse comune dei siriani. Comunque sarà costruito su terreni e beni espropriati alle vittime della carneficina, spesso le stesse vittime del catalogo della morte portato a nostra conoscenza da Caesar, verificato e vidimato da autorevoli fonti terze, come Human Rights Watch. Questo esproprio è stato reso possibile dalla legge numero 10 varata dal Parlamento siriano, che consente la confisca dei beni immobili non reclamati personalmente dai proprietari. I siriani deportati dalla Siria sono 5 milioni, gli sfollati in zone lontanissime da dove vivevano sono 5 milioni, i morti circa un milione, al di là di quanto dicano le stime ufficiali ferme da anni. Come facevano costoro a rivendicare le loro proprietà? Come mai i catasti sono stati incendiati? Questa parte del mondo clericale siriano ha ritenuto di spendere una parola su questo? E cosa ha detto? E poi, perché li colpisce tanto che il Caesar Act imponga sanzioni contro tutte le società di “real estate” incaricate del progetto Marota?


 


Indubbiamente il piano sanzionatorio colpisce anche il progetto di sfruttamento petrolifero affidato dal regime siriano a due società russe, la Mercury LLC e la Velada LLC. Sono evidente assegni in bianco, sulle spalle siriani, pagati a chi ha bombardato la Siria, le sue scuole e i suoi ospedali, uccidendo tantissimi civili, per salvare il regime degli Assad. Parte ingente di questo bacino petrolifero riguarda i territori oggi amministrati dai curdi, ma dal quale evidentemente secondo Damasco loro non devono avere utilità. La parte del mondo clericale cristiano di Siria alla quale qui ci si riferisce è proprio sicura che questo sia nell’interesse dei siriani, curdi o non curdi che siano, e non dei russi? Si sono espressi al riguardo?


 


A me risulta che hanno denunciato con forza come le sanzioni colpiscano la povera gente, che in Siria è realmente tale. In parte è certamente vero visto che la divisa nazionale perde valore. Ma molti esponenti del clero siriano affermano che le sanzioni impediscano di trovare sul mercato medicine, anche quelli salvavita. E’ davvero così? Il Caesar Act , per la precisione al punto S.302, prevede espressamente di esonerare, per ordine presidenziale, ogni sanzione alle ONG che provvedono ad assistere per via umanitaria la popolazione siriana. Come è noto questa assistenza umanitaria non è da poco, in totale si tratta di un terzo del bilancio statale siriano. Gli uffici dell’Oms a Damasco funzionano.


Le Ong che portano valuta pregiata in Siria sono obbligate a cambiare a un tasso peggiore rispetto a quello ufficiale e a usare la Red Crescent, che da anni -guarda caso- non ha più un board eletto!


 


Veniamo così agli obiettivi delle sanzioni: 1)Si chiede di porre termine al bombardamento dei civili in Siria. Questa parte del mondo clericale siriano potrà mai ritenere  preferibile che i bombardamenti proseguano?


2) Si chiede di porre termine al blocco dell’arrivo degli aiuti umanitari in quelle zone di Siria come Idlib, il nord est e Daraa, che il regime e i suoi alleati impediscono. La parte di mondo clericale siriano alla quale facciamo riferimento ritiene quei 6 milioni di siriani non abbiano diritto ad aiuti umanitari? E cosa ha detto quando i corridoi umanitari proposti in sede per portare loro cibo e medicine sono stati bloccati dal veto russo?


3) Si chiede il  rilascio dei detenuti “politici”. Anche su questo non ho ben capito perché ci sia voluto tanto tempo, ma non va bene? Qualcuno ritiene che migliaia di prigionieri politici devono restare in prigione? Qualcuno ha dimenticato che il fatto è stato ufficialmente sottolineato da Papa Francesco? Cosa abbia detto con fermezza il Segretario di Stato del Vaticano al riguardo è noto, non so però di altro.


4) Si chiede la cessazione dei bombardamenti di scuole e ospedali. Visto che all’Onu ci sono i file audio dei funzionari Onu che ne passano le coordinate ai russi poco prima che vengano bombardati la richiesta appare fondata. Sono sicuro che il mondo clericale siriano approverà a gran voce questo punto.


5) Si chiede di consentire il ritorno sicuro dei profughi. Anche qui è legittimo chiedersi se qualcuno possa eccepire. E magari chiedersi: perché i profughi quasi sempre internati in orrendi profughi in Turchia, Libano, Grecia, Giordania, non tornano nel loro Paese?


6) L’ultimo punto degli obiettivi elencati dal Caesar Act è molto interessante: processo dei responsabili, riconosciuti come tali, di crimini contro l’umanità. Un processo, per esempio, è in atto in Germania, intentato dai parenti di una vittima contro il loro presunto carnefice lì sfuggito. Non ho letto della vicinanza di questa parte di clero cristiano di siriano a questi siriani che hanno saputo chiedere giustizia, ma sono certo che sia così. Ma mi chiedo: le sanzioni arrecheranno certamente danno ai siriani, ma i bombardamenti di scuole, ospedali, l’incendio di campi coltivati, la tortura sistematica di migliaia di civili, l’assedio di intere città o di province da parte dell’esercito, l’impunità di crimini contro l’umanità gli farà bene?