Plebiscito per lo zar Putin: rimarrà in carica fino al 2036

Il controverso referendum che modifica la costituzione (già bollato come il voto più irregolare della storia russa) permette a Putin di potersi ricandidare

Putin

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globalist 1 luglio 2020

Non sono ancora usciti i risultati ufficiali, ma ormai Vladimir Putin può cantare vittoria: il referendum sulla riforma costituzionale che gli permetterà di rimanere al Cremlino per altri 16 anni, fino al 2036, si è rapidamente trasformato in un plebiscito, come d'altronde era ampiamente previsto. 

Ovviamente, qualunque forma di democrazia in Russia è da prendere con le pinze: il voto è già stato bollato come il meno trasparente della storia russa e si registrano centinaia di fermi e repressioni delle proteste, oltre a gtante gravi irregolarità. Putin non è mai stato davvero preoccupato di perdere. 
Dopo lo scrutinio del 42% delle schede risulta essersi espresso a favore della riforma il 76% dei votanti, mentre l’affluenza alle urne sarebbe del 65%. Gli exit poll danno invece il “sì” al 71,2%.
Ma quali sono le riforme costituzionali inserite? Oltre a permettere a Putin di ricandidarsi anche alle prossime elezioni (previste nel 2024), da adesso Putin potrà imporre il premier, senza dover indire nuove elezioni parlamentari se la Duma dirà di “no” per tre volte alla persona scelta dal Cremlino per la guida del governo. In altre parole, Putin rafforza il suo controllo sull'esecutivo. 
Inoltre, per fare un favore alla Chiesa Ortodossa, si ribadisce il concetto di matrimonio come unione esclusiva tra 'uomo e donna' e si proibisce di cedere parti del territorio nazionale, escludendo così che Mosca possa restituire all’Ucraina la Crimea, che la Russia si è annessa nel 2014 con un’invasione militare. Inoltre, per preservare “la verità storica” sulla seconda guerra mondiale, ovvero la storia vista dal Cremlino, non si potrà sminuire il contributo dell’Urss nella lotta contro il nazismo.
Il presidente potrà anche sollevare dai loro incarichi i giudici della Corte Costituzionale e della Corte Suprema. Infine, il Cremlino si dota di un antidoto contro le sentenze scomode dei tribunali internazionali - compresa la Corte europea dei diritti dell’Uomo - prevedendo che il diritto internazionale non si applichi nel caso in cui la Corte Costituzionale lo reputi in contrasto con la legge russa