Dilaga la rivolta contro Netanyahu: l'Orban israeliano si scaglia contro i media

In migliaia hanno manifestato Gerusalemme davanti alla residenza del primo ministro, a Cesarea davanti alla casa privata di Benjamin Netanyahu e a circa 250 incroci in tutto il paese

Proteste contro Netanyahu

Proteste contro Netanyahu

Umberto De Giovannangeli 26 luglio 2020

Israele, dilaga la rivolta contro il “detenuto Primo ministro”. Migliaia di manifestanti hanno tenuto manifestazioni antigovernative sabato a Gerusalemme davanti alla residenza del primo ministro, a Cesarea davanti alla casa privata di Benjamin Netanyahu e a circa 250 incroci in tutto il Paese. A Gerusalemme, oltre cinquemila manifestanti si sono riuniti in via Balfour, di fronte alla residenza ufficiale di Netanyahu. Un gruppo di circa 20 attivisti di destra ha partecipato a una controprotesta nelle vicinanze. Più tardi, in serata, un gruppo di manifestanti che si era diretto verso piazza Parigi a Gerusalemme, vicino alla residenza del Primo ministro, è stato attaccato da un gruppo di estremisti di destra che ha lanciato loro una bottiglia di vetro.

Dilaga la protesta

Nel frattempo, oltre mille manifestanti hanno manifestato davanti alla casa privata di Netanyahu a Cesarea. Un uomo è stato arrestato per aver strappato i cartelli dei manifestanti.

I dimostranti puntano anche il dito contro la legge passata questa settimana che dà al governo poteri speciali fino a giungo 2021 per affrontare la pandemia. Durante analoghe proteste avvenute nelle scorse settimane c'erano stati anche scontri con la polizia, che aveva usato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere i manifestanti.   "Corrotto, ne abbiamo abbastanza di te" e "Dove sono la morale, i valori?" si poteva leggere su alcuni dei cartelli esposti questa sera dai partecipanti al raduno.  

In un post su Facebook, Netanyahu ha accusato Channel 12 News di aver gonfiato il numero di partecipanti alle proteste contro di lui nel suo reportage, definendolo "un braccio di propaganda spudorata della sinistra anarchica per far cadere il governo di destra e il suo leader". a poi ha scritto che il canale sta gettando benzina sul fuoco delle "proteste politiche organizzate e finanziate da gruppi di sinistra". E ha aggiunto: "Quasi tutti i loro programmi, segmenti e analisi sono usati per una sfrenata propaganda bolscevica contro il primo ministro".

Squadracce d’assalto

I manifestanti all'incrocio meridionale di Sha'ar Hanegev hanno detto che anche loro sono stati attaccati, e alcuni di loro sono stati feriti. Un manifestante, Ishai Loz, ha affermato  che un gruppo di più di dieci persone si è infiltrato  "per creare il caos, sono scesi e hanno iniziato a strappare i manifesti", e hanno picchiato e sputato ai manifestanti. Loz ha aggiunto che "hanno tirato fuori una specie di oggetto appuntito. Abbiamo cercato di far uscire i bambini da lì. Il mio amico è stato pugnalato al collo. Ho preso un colpo al petto, un piccolo taglio, e ora mi stanno facendo una radiografia".

Sa'ar ha detto che circa 15 uomini sono sbarcati e hanno cominciato a circondarli. Quando hanno attaccato uno dei suoi amici, ha caricato per aiutarlo ed è stato poi pugnalato superficialmente al collo. "Mia moglie ha visto che aveva una chiave inglese, ma io non l'ho visto", racconta Sa'ar, aggiungendo che il suo gruppo era concentrato nel tentativo di cercare di far calmare la situazione e di allontanare i bambini dalla scena.

K., che ha protestato con suo figlio e alcuni amici all'interscambio di Aluf Sadeh nel centro di Israele, si è lamentato con la polizia che un veicolo ha rallentato vicino a loro e li ha spruzzati di spray al pepe. "Mio figlio ha chiesto di rimanere e di stare vicino alla strada con i suoi amici e i loro genitori. All'improvviso, un'auto è passata e ha spruzzato benzina verso di lui e il suo gruppo di bambini", ha detto.

"La macchina ha rallentato, ha aperto il finestrino, ha spruzzato e si è precipitata via. C'era la polizia, ma non sono riusciti a raggiungere la macchina, ma abbiamo detto che avremmo sporto denuncia. Il ragazzo coraggioso, capisce cosa è successo lì. Questa è la sua seconda protesta, per lui è importante che (Netanyahu) se ne vada", ha aggiunto.

La polizia israeliana ha dichiarato domenica mattina di aver arrestato almeno tre persone per aver aggredito i manifestanti antigovernativi

Il clima si fa sempre più rovente. Ieri sera, il ministro della Pubblica Sicurezza Amir Ohana ha sostenuto che le proteste contro Netanyahu devono essere limitate. "Dobbiamo limitare il numero di persone, il luogo, magari in uno spazio più aperto", ha detto Ohana al programma Meet the Press di Channel 12.

"Il Ministero della Salute ha detto che questo è un incubatore di coronavirus. Se tutti gli esperti dicono che questo danneggia i nostri sforzi contro il coronavirus, allora dobbiamo limitare le manifestazioni”, ha affermato il ministro.

Questa è la quinta settimana delle proteste del movimento delle "Bandiere nere", che chiede le dimissioni di Netanyahu alla luce delle accuse penali contro di lui per corruzione, frode e violazione della fiducia. Questa particolare ondata di manifestazioni è iniziata dopo l'arresto del leader della protesta Amir Haskel.

Un altro luogo centrale della protesta è il Charles Clore Park di Tel Aviv, dove diverse organizzazioni stanno protestando contro la crisi economica. La protesta si svolge sotto lo striscione "Shaking them from their chairs" “Schiodiamli dalle loro sedie).

Violenze e arresti

Venerdì, davanti alla residenza del Primo ministro, si era svolta una manifestazione con più di mille persone.  Durante il fine settimana, un altro gruppo di manifestanti si è accampato nel Parco dell'Indipendenza della città, che si trova vicino a Balfour Street. Il gruppo, che si fa chiamare FestiBalfour, ha cercato di creare un campo permanente che sostenesse la protesta e ne fungesse da centro culturale.

Questa è l'ottava protesta davanti alla residenza del Primo Ministro in due settimane. A partire da sabato sera, 160 manifestanti sono stati arrestati durante le manifestazioni, 55 dei quali giovedì sera. Trentacinque di loro sono stati rilasciati a condizione che mantengano le distanze dalla piazza di Parigi di Gerusalemme e dalla residenza, e altri 19 sono stati portati davanti a un giudice per essere rilasciati con simili ordini restrittivi.

Sei partecipanti alla protesta di giovedì a Gerusalemme hanno dichiarato di essere stati aggrediti da attivisti di destra a seguito della manifestazione, con cinque aggressori identificati come membri della cosiddetta “La Familia”, un'organizzazione estremista di tifosi della squadra di calcio Beitar Jerusalem, tristemente famosi per il loro razzismo verso gli arabi e per aver plaudito all’assassinio del primo ministro Yitzhak Rabin, fischiando il minuto di silenzio in sua memoria e vergando sui muri dello stadio di Gerusalemme scritte come “Yigal, uno di noi”: l’Yigal in questione, è Yigal Amir, il giovane estremista di destra che ha assassinato Rabin (nota a margine: Netanyahu è un dichiarato fan del Beitar). .  Secondo testimoni oculari, un dimostrante con una bandana rosa è stato attaccato da cinque uomini vestiti di nero in Lincoln Street, a Gerusalemme. I testimoni hanno riferito che i cinque lo hanno picchiato con un casco e gli hanno fracassato una bottiglia di vetro sul corpo. Nel frattempo, altri due manifestanti anti-Netanyahu hanno testimoniato di essere stati attaccati da tre attivisti di destra dopo aver lasciato la manifestazione. Secondo uno di loro, "Tre giovani hanno chiesto al mio amico: "Sei con Bibi o contro Bibi? Non ha risposto, e poi uno di loro ha iniziato a picchiarlo. Poi è venuto davanti a me, mi ha dato un pugno in faccia e mi ha buttato gli occhiali per strada".

Sempre giovedì, i residenti di Cesarea hanno riferito che i protocolli di sicurezza intorno alla casa privata di Netanyahu sono cambiati: una recinzione è stata realizzata dietro le case sulla strada, e sono state erette barriere temporanee che permettono alle forze di sicurezza di chiudere la strada.

Il movimento di protesta delle Bandiere Nere rilancia la sua sfida:  "Il nostro vuole essere  un messaggio forte e chiaro al detenuto Netanyahu: il tuo tempo è scaduto. Questa settimana abbiamo ricevuto le prove di ciò che è il regime di Netanyahu: indebolire la Knesset e la democrazia, reprimere la protesta, incitare contro ampi segmenti della nazione, occuparsi di questioni criminali e di una campagna infinita di menzogne". E ancora: "Il completo fallimento nell'affrontare il coronavirus ricade sul detenuto Primo ministro. I cittadini d’Israele meritano un Primo ministro che si occupi dalla mattina alla sera di fermare la pandemia e di rilanciare l'economia, non un detenuto che si preoccupa solo di se stesso".

Netanyahu reagisce alle proteste come ha sempre fatto: criminalizzando i manifestanti, scagliandosi contro i media indipendenti, gridando al complotto – dice a Globalist Nitzan Horowitz, presidente del Meretz, la sinistra pacifista israeliana – ma stavolta è stato spiazzato dalla determinazione e dalla costanza con cui decine di migliaia di israeliani continuano a manifestare in difesa della legalità e contro un Primo ministro che si ritiene al di sopra della legge e che ha dimostrato l’assoluta incapacità nel fronteggiare l’emergenza del coronavirus. In questo, ha seguito a ruota il suo amico americano: Donald Trump”.

Ma c’è di più. E quel di più lo sottolinea Ayman Odeh, il leader della Joint List, la Lista araba unita, che con i suoi 15 parlamentari è la terza forza alla Knesset: “La destra – dichiara a Gobalist Odeh, raggiunto telefonicamente nel suo ufficio a Gerusalemme – era convinta di detenere il monopolio della piazza. Così non è. Quello che è nato è un movimento dal basso, che unisce generazioni diverse, che ha rotto vecchie barriere identitarie. Netanyahu è stato spiazzato da questo movimento – aggiunge Odeh – e lo si vede dalle sue reazioni scomposte. Ogni qual volta viene contestato, Netanyahu grida la complotto, al colpo di Stato, ma così facendo crea le condizioni pe una ‘guerra’ delle piazze che può avere effetti devastanti per la tenuta democratica del Paese”.

Le “Bandiere nere”, concordano gli analisti politici a Tel Aviv, rappresenta qualcosa di inedito per Israele: è un movimento che rifiuta di essere incasellato politicamente ma che al tempo stesso sa costruire alleanze sui temi che sono al centro della mobilitazione. Quanto alle forme di lotta, in queste otto settimane, i manifestanti hanno dimostrato creatività e capacità di radicamento, utilizzando i social media come amplificatori dei propri messaggi ma non come sostitutivi della piazza. Di certo, non sono un fenomeno “passeggero”, destinato a consumarsi nel breve tempo. “King Bibi” li ha bollati come anarchici di sinistra, addirittura come “bolscevichi”. Ma questa caricatura demonizzante non sembra funzionare: recenti sondaggi danno la popolarità di “King Bibi” in forte caduta, mentre cresce il malessere sociale verso un Governo incapace di fronteggiare le ricadute economiche, oltre che sanitarie, del Covid-19.

(ha collaborato Cesare Pavoncello)