Europa e il piano migranti: quella "svolta" è una presa in giro

Se non fosse che in gioco c’è la vita di milioni di disperati, verrebbe da dire che la “montagna ha partorito il topolino”.

Migranti -immagine d'archivio

Migranti -immagine d'archivio

Umberto De Giovannangeli 24 settembre 2020

Se non fosse che in gioco c’è la vita di milioni di disperati, verrebbe da dire che la “montagna ha partorito il topolino”. Ma visto che l’argomento è estremamente serio e drammatico, allora il tono necessariamente cambia e si fa duro. Doveva essere il discorso della svolta nel modo di affrontare da parte dell’Europa il dossier migranti. Lo aveva anticipato, con parole nobili e speranze accese, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Ma quelle aspettative sono andate ampiamente deluse, perché quello raggiunto a Bruxelles è un brutto e ipocrita compromesso, che dietro dichiarazioni di principio della serie ecco le nostre buone intenzioni, rivela la vittoria dei Paesi più chiusi, quelle di Visegrad, capitanati dal premier dell’Ungheria Viktor Orban.

Zoltan Kovacs, portavoce dell'esecutivo di Budapest, ha chiarito in una nota come sia necessario garantire la protezione delle frontiere esterne dell'Unione Europea e dello Spazio Schengen, che dovranno permanere sigillate in tutte le loro sezioni e come debbano essere creati hotspot esterni per trattare le richieste di asilo. E sulla stessa linea securista si collocano Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia,

Buco nell’acqua

Il progetto di riforma del sistema di asilo presentato oggi dalla Commissione europea, rappresenta un nuovo passo falso nella direzione sbagliata. E’ l’allarme lanciato ieri  da Oxfam, di fronte ad un testo, che a discapito delle aspettative, resta ben lungi dal realizzare una vera visione comunitaria nella gestione del fenomeno migratorio, che parta da una condivisione di responsabilità e della tutela dei diritti fondamentali dei migranti.

Ad esempio sul tema dei ricollocamenti dei migranti dagli Stati di primo arrivo, come l’Italia, l’adesione degli altri Paesi membri resta su base volontaria, trattandosi di un progetto di riforma che definisce un indirizzo generale.

 “Attendiamo da molti anni una riforma europea del sistema di asilo che, in linea con il diritto internazionale, sia in grado di garantire sicurezza e protezione a chi fugge in Europa da guerre e persecuzioni o dall’impatto devastante del cambiamento climatico, che sempre più genera miseria e carestie in gran parte dell’Africa -  rimarca  Paolo Pezzati, policy advisor per la crisi migratoria di Oxfam Italia – Tuttavia, sebbene sia positivo il tentativo della Commissione europea di raggiungere un’intesa tra gli Stati membri per produrre un cambiamento significativo, siamo di fronte ancora una volta ad un visione puramente securitaria e di corto respiro. Nel tentativo di trovare un compromesso, infatti, è prevalsa la linea di quei Paesi che hanno come unico obiettivo, la riduzione del numero di persone a cui concedere protezione e una vita dignitosa in Europa”.

Dopo la tragedia di “Moria”, nessun cambio di direzione

Un cambio di rotta che continua a non arrivare nonostante il palese fallimento delle politiche migratorie europee degli ultimi anni, che ha trovato l’ennesima conferma con la tragedia che si sta tutt’ora consumando a Lesbo, dopo l’incendio che ha completamente distrutto il campo di “Moria” due settimane fa.

“L'approccio "hotspot" messo in campo dall’Unione europea nel 2015 dovrebbe essere abolito, non ampliato o riformato. Così si corre ancora il rischio di assistere alla vergogna che si è consumata in Grecia negli ultimi anni, sulla pelle di migliaia di innocenti. - aggiunge Pezzati - Invece di offrire una procedura di asilo equa e tempestiva, le procedure accelerate hanno infatti provocato sofferenze inimmaginabili a decine di migliaia di uomini, donne e bambini. Migranti già vulnerabili si sono ritrovati costretti a sopravvivere in condizioni disumane in campi sovraffollati, senza che fossero rispettati i loro più basilari diritti fondamentali, vittime di detenzioni arbitrarie, senza servizi di base o assistenza sanitaria. Un dramma che non ha risparmiato nemmeno donne incinta o minori non accompagnati. La Grecia ha infranto le normative europee, violando i diritti umani dei migranti, ma l’Europa ha chiuso gli occhi.

Per questo mercoledì scorso Oxfam ha presentato assieme a We Move Europe, una denuncia alla Commissione perché venga aperta una procedura di infrazione nei confronti del Governo greco.

 

Ancora incerta la condivisione di responsabilità  sui ricollocamenti

Sulla proposta di ricollocare le persone in cerca di asilo da Paesi come Italia, Grecia e Spagna verso gli altri Paesi europei, inoltre –- avverte Oxfam - tutti i Paesi europei dovrebbero mostrare spirito di solidarietà e condivisione di responsabilità, con l’obiettivo di garantire la protezione e sicurezza dei richiedenti asilo.

“La geografia non dovrebbe decidere dove va a finire la maggior parte delle persone in cerca di asilo. Per questo sarebbe necessario arrivare ad un reale superamento del Trattato di Dublino. La solidarietà tra stati membri infatti si sarebbe dovuta concentrare sulla condivisione di responsabilità per proteggere coloro che chiedono asilo, trovando strumenti vincolanti, piuttosto che suddividere il peso dei rimpatri forzati”, commenta Pezzati.

Gli aiuti ai paesi poveri non devono più essere usati per fermare i migranti

“È preoccupante inoltre che l’Ue continui a invocare l’uso delle già scarse risorse dell’aiuto allo sviluppo per frenare le migrazioni. Quelle risorse servono per ridurre la povertà e non per fermare i migranti. Queste politiche hanno avuto il solo risultato di screditare l’Europa come partner presso i paesi africani. – continua Pezzati – Al contrario, in piena crisi sociale ed economica dovuta al coronavirus, l’Ue avrebbe l’occasione di realizzare un vero cambiamento, usando l’aiuto pubblico per vincere la povertà e rendere possibile una ripresa rispettosa del pianeta nei paesi di origine .Sono risorse indispensabili e preziosissime che non dovrebbero più essere investite in addestramento e supporto a forze dell’ordine e polizia di frontiera, che spesso non fanno che accrescere la dimensione di pericolo per migranti e popolazione locale.”

Senza il riconoscimento del valore delle migrazioni nessuna vera integrazione è possibile

La pandemia ci ha fatto capire il valore del lavoro che i migranti svolgono nelle nostre società: molti di loro sono stati essenziali proprio nella lotta al coronavirus. – conclude Pezzati - La ripresa dell’Europa non potrà che avvenire attraverso il riconoscimento del ruolo che i migranti hanno svolto in questi duri mesi, rendendoli pienamente partecipi delle nostre economie. Il successo di questa impresa è tutta nelle mani dei governi dei paesi membri.

Secondo i Verdi “dalle ceneri di Moria si sarebbe potuto creare un sistema di asilo europeo sostenibile, equo e umanitario”. La Commissione, scrivono gli ambientalisti, “avrebbe potuto davvero porre fine agli hotspot e introdurre la ricollocazione immediata dei richiedenti asilo dopo la loro registrazione, l'unico modo per applicare una reale solidarietà tra gli Stati membri”. “Invece - concludono - si è piegata di fronte a Orban e consorti”. 

“È una deriva autoritaria - rincara la Sinistra Unita Gue - che pone la deportazione al centro” del “progetto disumano per la fortezza-Europa”. Il gruppo parlamentare della sinistra radicale sostiene che alla maggior parte dei richiedenti asilo “verrà ingiustamente negata la protezione” e i migranti “saranno rimpatriati nel Paese da cui erano fuggiti”. “Questa proposta è contraria alla lettera e allo spirito della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, della Convenzione di Ginevra e della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue”, tagliano corto gli eurodeputati di sinistra.

Detenzione e rimpatri

La parola “solidarietà” nella comunicazione che accompagna la proposta viene citata 22 volte, ma per essere riferita quasi sempre all’aiuto che si devono dare tra loro i Paesi Ue e non di certo al sentimento d’accoglienza nei confronti di chi arriva. Bruxelles intende risolvere il problema del flusso di migranti irregolari e privi dei requisiti per lo status di rifugiati con un’attenta procedura di identificazione e “screening obbligatorio” da fare al “confine esterno dell’Unione europea” e che può durare anche cinque giorni. E si raccomanda “la detenzione” per evitare che i migranti senza documenti possano sparire nel nulla e darsi alla clandestinità.

 “Il confine esterno” dell’Ue “è dove l'Unione europea deve chiudere il gap tra i controlli alle frontiere esterne e le procedure di asilo e di rimpatrio”, si legge nel testo. La comunicazione - fa notare l’Adnkronos - usa un linguaggio molto cauto, attento ad evitare qualsiasi riferimento a campi destinati ad accogliere i migranti nelle zone di confine, come quello di Lesbo, sulla frontiera marittima tra Grecia e Turchia, che la Commissione si è impegnata a realizzare, insieme alle autorità greche, dopo che quello di Moria è stato distrutto da diversi incendi. Ma il basso profilo mantenuto dalla Commissione nella terminologia non ha convinto chi si oppone alla detenzione e al rimpatrio dei migranti. 

Inoltre, nel piano non si parla di migranti economici – la stragrande maggioranza di quanti arrivano in Italia – se non per dire che vanno rimpatriati. Anche per questo resta il principio del Paese di primo approdo che i Paesi del Mediterraneo avrebbero voluto abolire.

L'iter legislativo

Dopo la proposta della Commissione, la palla passa ora al Parlamento europeo che si troverà di fronte alla responsabilità di concordare un testo che piaccia anche al Consiglio, dove sono rappresentati i Governi nazionali. Si rischierà altrimenti un nuovo stallo sulle regole di Dublino, il cui processo di riforma è iniziato quasi cinque anni fa per poi concludersi in un nulla di fatto. “Un nuovo inizio” è, non a caso, lo slogan scelto dalla Commissione europea per annunciare la riforma.

Il discorso della presidente della Commissione europea è un esercizio di equilibrismo lessicale. Ecco allora uscir fuori dal “diplomatichese” concetti come “solidarietà obbligatoria” o “flessibile” per non dire che invece, come previsto, ogni Stato membro sarà lasciato libero di comportarsi come vuole: accogliere i richiedenti asilo oppure impegnarsi economicamente per rimandarli a casa loro.

D’altro canto, ad ammettere la dura verità, in anticipo sul discorso della teutonica presidente, era stato il greco Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione Ue: Gli Stati Ue non accetteranno mai i ricollocamenti obbligatori”.

E allora, dove sarebbe la svolta?