Con il Governo Bolsonaro in Brasile il razzismo è peggiorato

Guilherme de Azevedo, sociologo del diritto dell'Università Unisinos di Porto Alegre, ha dichiarato: "Tutti i progressi fatti in Brasile sono messi a rischio dall'azione politica del governo di Jair Bolsonaro"

Jair Bolsonaro

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globalist 21 dicembre 2020

Lo scorso 19 novembre in Brasile è stato ucciso João Alberto Silveira Freitas, un uomo nero picchiato da due agenti della sicurezza di un supermercato di Porto Alegre, che lo hanno immobilizzato a terra soffocandolo, in una modalità che ricorda da vicino l'uccisione di George Floyd negli Stati Uniti. 

In Brasile, sconfinato paese in cui il 56% della popolazione si definisce nera, il razzismo sistemico è un problema enorme: il concetto di razza è rivendicato persino dalle scienze sociali, diversamente da quanto avviene in Occidente. Come scrive Redattore Sociale, "con il termine "negro" si intende l'insieme di neri e "pardos", ossia persone con discendenza e caratteristiche fisiche miste, e viene considerato con uno strumento di "emancipazione".

Guilherme de Azevedo, sociologo del diritto dell'Università Unisinos di Porto Alegre, ha dichiarato: "Tutti i progressi fatti in Brasile sono il risultato della pressione e dell'azione del 'movimento negro'. Progressi importanti, che oggi sono messi a rischio dall'azione politica del governo di Jair Bolsonaro. Omicidi selettivi. Per combattere il razzismo bisognerebbe subito "ridiscutere la politica di contrasto alla droga, responsabile del genocidio di neri, tanto fra i poliziotti quanto tra i trafficanti". 

"Anche un vigilante nero in un supermercato o in centro commerciale è piu' attento e selettivo nei confronti di altri neri che non dei bianchi. Per non parlare dell'atteggiamento della polizia nelle strade e nei quartieri più poveri. Il risultato finale è che i poliziotti neri uccidono i neri", dice ancora Azevedo.