La Ue accusa l'Ungheria: "Ostacola le richieste d'asilo con metodi illegali"

L'avvocato della corte di giustizia Ue Ranthos è giunto a questa conclusione sulla questione di una riforma dell'Ungheria varata nel 2018

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globalist 25 febbraio 2021
L'avvocato generale della corte di giustizia dell'Ue, Athanasios Ranthos, è giunto alla conclusione che l'Ungheria, rendendo più difficile l'accesso alla protezione internazionale e perseguendo chi aiuta i richiedenti asilo, è venuta meno agli obblighi previsti dal diritto dell'Unione Europea.
Per l'avvocato Budapest, sanzionando penalmente l'attività organizzativa realizzata al fine di consentire l'avvio di una procedura di protezione internazionale da parte di persone che non soddisfano i criteri nazionali per la concessione della protezione, è venuta meno ai propri obblighi derivanti dal diritto dell'Unione. Inoltre, la configurazione come reato di tale attività viola l'esercizio dei diritti garantiti dal legislatore dell'Unione in materia di sostegno ai richiedenti protezione internazionale.Le conclusioni non sono vincolanti per i giudici, che decidono in piena autonomia, ma suggeriscono una possibile soluzione giuridica alla causa.
Oggetto del contendere è una riforma del 2018, con la quale l'Ungheria ha reso più difficili l'accesso alle procedure di protezione internazionale e l'esercizio delle attività di consulenza e assistenza ai richiedenti asilo. Da un lato, l'Ungheria ha introdotto un nuovo motivo di inammissibilità per le domande di protezione internazionale, connesso al passaggio del richiedente attraverso un Paese di transito sicuro prima di giungere nel territorio ungherese. Dall'altro lato, Budapest ha configurato come reato l'attività organizzativa realizzata al fine di consentire l'avvio di un procedimento di protezione internazionale da parte di persone che non soddisfano i criteri nazionali per la concessione della protezione e previsto restrizioni nei confronti delle persone sottoposte a procedimento penale.