Noury: "Quello saudita è il Regno dei dissidenti fatti a pezzi: Renzi non può dire non sapevo"

A sostenerlo è Riccardo Noury, storico e infaticabile portavoce di Amnesty International Italia commenta il rapporto degli 007 Usa che indica il principe ereditario come mandante dell'omicidio del dissidente

Renzi e il principe Salman

Renzi e il principe Salman

Umberto De Giovannangeli 25 febbraio 2021

“Il Regno dei diritti umani calpestato, di giornalisti dissidenti fatti a pezzi, di donne incarcerate per aver rivendicato parità di genere, di omosessuali mandati a morte per impurità. Altro che ‘Rinascimento saudita’. L’Arabia Saudita è, quanto allo scempio dei diritti umani, è un Regno del male”.

A sostenerlo è Riccardo Noury, storico e infaticabile portavoce di Amnesty International Italia.

Il rapporto Cia sul barbaro assassinio del giornalista e dissidente saudita Jamal Khashoggi, che  il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha deciso di desecretare, inchioda il principe ereditario Mohammad bin Salman, MbS per i media internazionali, alle sue pesantissime responsabilità nel caso-Khashoggi. Amnesty International ha documentato sin dal primo giorno questo crimine di Stato. Eppure senatori italiani e potenti della Terra continuano ad omaggiare il principe e il Regno Saud. Perché?

Perché per moltissimi anni l’Occidente ha visto l’Arabia Saudita come uno Stato dalla spiccata tendenza alla moderazione, alla modernizzazione, alle riforme, dimenticando che in quel Paese i blogger venivano frustati, dimenticando che i leader delle opposizioni religiose venivano impiccato, dimenticando le tante attiviste per i diritti umani che marcivano in carcere per aver chiesto la fine della discriminazione nei confronti delle donne. Un Paese in cui tutto il movimento per i diritti umani è stato ridotto al silenzio attraverso la galera. Un Paese che dal 2015 ha bombardato lo Yemen anche con bombe italiane, e non da ultimo un Paese che ha sulla sua leadership la responsabilità di aver ordinato un barbaro assassinio di un dissidente all’estero come Khashoggi.

Insisto su un punto: Amnesty International ha documentato con decine e decine di dettagliati report lo scempio dei diritti umani che si compie da decenni nel Regno Saud. Nessun politico italiano può dire: “Io non sapevo”. Ma allora che cosa spinge politici italiani, come il senatore Renzi, a chiudere tutti e due gli occhi di fronte ai crimini perpetrati dalla petromonarchia fondamentalista saudita?

Sì, nessuno oggi può dire: io non sapevo. Ma nessuno avrebbe potuto dire già da tempo io non avevo saputo. Ora, è difficile stabilire se  è più grave che un senatore e leader di un partito vada a fare una conferenza, retribuito lautamente, o capi di Governo che hanno avallato le autorizzazioni a esportare bombe all’Arabia Saudita. Il Governo appena uscito, il Conte bis per intenderci, quel commercio di bombe lo ha fermato e questa è una decisione che abbiamo molto apprezzato. Sul resto, stiamo assistendo a questa richiesta di spiegazione che il senatore Renzi si era impegnato a dare una volta conclusa la crisi di Governo. Siamo spettatori interessati a capire non perché è andato il senatore Renzi ma come vede la situazione dei diritti umani nel Paese la cui leadership lo ha ospitato e che lui ha riempito di elogi.

In una intervista a Repubblica, successiva alla sua performance saudita, Renzi ha affermato, tra l’altro, che solo chi non conosce la politica estera può negare il ruolo dell’Arabia Saudita e il rinnovamento “rinascimentale” a cui il principe ereditario sta mettendo mano. Amnesty quindi non conosce la politica estera? 

Non conosciamo la politica estera cinica che ignora i diritti. Questa non la conosciamo, però vediamo che è praticata a livello globale, da tanti. E’ evidente che abbiamo visioni diverse su cosa sono i diritti, sulla loro importanza e sul loro rispetto, nel caso specifico in Arabia Saudita. Quando penso al significato della parola “riforme” e l’associo alle bombe che cadono sulla testa degli yemeniti, mi vengono un po’ di dubbi. Quando associo la parola “riforme” ai 1001 giorni che ha passato in carcere Loujain  Al- Hathloul solo per aver rivendicato al suo movimento di attiviste per i diritti delle donne quelle riforme che sono costate tanta fatica, tanto carcere, mi chiedo cosa voglia dire l’etichetta “riformatore” affibbiata a MbS. E’ evidente che si tratta di idee diverse. Devo aggiungere che l’Arabia Saudita è un Paese che ha investito una quantità ingente di denaro in campagne di pubbliche relazioni per convincere il mondo che meritava quegli aggettivi, riformatrice, modernizzatrice...Direi che i corpi degli yemeniti e il corpo triturato di Khashoggi rendono macabramente prive di significato quelle parole lì.

Un Governo di “alto profilo”, il Governo dei “migliori”, guidato da una personalità di indubbia autorevolezza e di profilo internazionale. Ma il tema dei diritti umani sembra essere messo un po’ ai margini delle priorità di questo Governo di “alto profilo”. Cosa si sente di chiedere Amnesty International Italia al presidente del Consiglio, Mario Draghi?

Intanto, se mi permetti una battuta: credevo che l’inizio della tua domanda facesse riferimento al Governo della Nuova Zelanda. Poi ho capito che stavi parlando dell’Italia. Che dire: vedremo. La sensazione è che il tema dei diritti e di una politica estera basata su di essi, sia su un piano molto basso. E’ vero che questo Governo è nato per affrontare delle emergenze. Se ci fosse spazio per una politica estera attenta dei diritti che potesse, ad esempio, cambiare il passo delle relazioni con l’Egitto, affrontare il tema della sofferenza di migliaia di migranti in Libia, che stanno lì anche perché l’Italia ha contribuito dal ’17 in poi a tenerli lì, in quell’inferno. Se si affrontassero questioni legate al mancato rispetto dei diritti umani in Paesi come la Turchia o come la Russia, sarebbe importante.

 

Ma per una democrazia liberale, può ritenersi “normale” un senatore in attività essere sul libro paga di un Paese straniero, in questo caso un Paese come l’Arabia Saudita?

Finché non ci sono norme legate al funzionamento del Parlamento e agli obblighi dei suoi membri, può essere considerato normale. Il punto è sempre cosa si dice quando si va in questi Paesi. Se si evita di parlare di diritti umani, se s’incensa l’interlocutore, non si fa un buon servizio.