Morte, carcere, frustate: caro Rinaldi, questo rischiano i gay quando viaggiano

Perché esiste il turismo Lgbtqi+? Come qualsiasi persona che fa parte della comunità potrà dirvi, il livello di ‘gay friendly’ varia addirittura di zona in zona all’interno delle singole città, figuriamoci tra paese e paese.

Lgbt free zone in Polonia

Lgbt free zone in Polonia

Giuseppe Cassarà 9 aprile 2021

“Non so se ci rendiamo conto che facciamo viaggi personalizzati per chi ha un orientamento omosessuale. Lo trovo discriminatorio nei confronti degli etero. Non capisco perché perseverate in queste cose. Proclamate l'uguaglianza, volete essere considerati uguali e vi ponete in una condizione di differenza. Incentiviamo anche il turismo degli etero”.

Questo fiume in piena di idiozie è stato pronunciato da Alessandro Rinaldi, consigliere (della Lega, ovviamente) di Reggio Emilia, che nel corso del consiglio comunale ha voluto dare un’ulteriore conferma che in Italia c’è un problema di omofobia, e questo problema si chiama Lega.

Ma queste parole sono particolarmente urticanti, perché oltre alle solite scemenze (la famosa discriminazione degli etero, per esempio), va a toccare un argomento molto serio, una parte consistente nella vita delle persone Lgbtqi+. Ossia il fatto che esiste una lista di 72 paesi in cui essere omosessuali è punibile con il carcere o con la morte: in cinque Stati dell’Africa e dell’Asia, Mauritania, Sudan, Iran, Yemen e Arabia Saudita, esiste ancora l’esecuzione capitale.

Perché esiste il turismo Lgbtqi+? Come qualsiasi persona che fa parte della comunità potrà dirvi, il livello di ‘gay friendly’ varia addirittura di zona in zona all’interno delle singole città, figuriamoci tra paese e paese. In Europa, senza dover andare in capo al mondo, la cattolicissima Polonia ha creato delle zone ‘libere da Lgbt’, con tanto di cartelli apposti all’ingresso dei paesi.

Sognate una vacanza alle Maldive? Bene, ma solo se siete etero, dato che gli atti omosessuali sono puniti con le frustate o il carcere.

Secondo Rinaldi, dovremmo comportarci da ‘persone normali’. Per persone normali intende gli eterosessuali, gli stessi che quando vanno in vacanza si dilettano in attività come il turismo sessuale, attività in cui gli italiani eccellono: come scrive The Vision, secondo l’Ecpat – End Child Prostitution in Asian Tourism, ogni anno tre milioni di persone viaggiano per turismo sessuale. Circa 250mila sono in cerca di vittime minorenni il cui sfruttamento genera un mercato da 20 miliardi di dollari – e il fenomeno è sottostimato. Il triste primato, con 80mila partenze l’anno, va agli italiani.

Non ci dovrebbe essere mai bisogno di rimarcare che se esiste una categoria umana, in tutta la storia della nostra specie su questo pianeta, che non è mai stata oggetto di discriminazione, quella è proprio l’eterosessualità. Le parole di Rinaldi risultano particolarmente odiose perché essere un omosessuale vuol dire vivere consapevole che, tra tutti i diritti che non ci sono riconosciuti (avere una famiglia, per dirne uno), dobbiamo anche aggiungere quello di non poter decidere liberamente dove andare in vacanza, ma dover sempre leggere, nelle guide turistiche, la sezione ‘gay friendly’. E lo dobbiamo fare perché, per colpa dell’ignoranza di persone come Rinaldi, ogni volta che ci muoviamo dobbiamo sempre temere di trovarci nel posto sbagliato al momento sbagliatissimo.