Ue e diritti umani: l'Italia vende fregate ad Al-Sisi e la Francia i cacciabombardieri

Macron lo aveva chiarito già in modo molto esplicito, conferendo al presidente egiziano la Legion d’onore: i rapporti fra Parigi e il Cairo non devono essere condizionati da questioni etiche

Macron e Al Sisi

Macron e Al Sisi

Umberto De Giovannangeli 4 maggio 2021

Ma quale Europa solidale. Se non gli vendi le armi te, ci penso io. Tu gli vendi le fregate, io i cacciabombardieri. Parigi-Roma, la competizione tra piazzisti di armi. Destinatario: Abdel Fattah al-Sisi. Emmanuel Macron lo aveva chiarito già in modo molto esplicito, conferendo al presidente egiziano la Legion d’onore, massima onorificenza francese: i rapporti fra Parigi e il Cairo non devono essere condizionati da considerazioni sui diritti umani.

E così, ha rivelato ieri il sito investigativo francese Disclose, nei giorni scorsi il regime egiziano ha tranquillamente ottenuto il via libera per l'acquisto di altri trenta cacciabombardieri Rafale (oltre ai 24 comprati nel 2015): un affare che vale 3,75 miliardi di euro, a cui si affiancano acquisti di sistemi d'arma missilistici da Mbda e da Safran, per altri 200 milioni di euro. L'indiscrezione è stata confermata oggi dal ministero della Difesa francese. La vendita di 30 caccia Rafale all'Egitto è  un "successo" per le esportazioni della Francia, ma anche per la sua "sovranità  e il mantenimento di 7 mila posti di lavoro industriali" per tre anni, ha scritto su Twitter la ministra della Difesa francese, Florence Parly.

. Il finanziamento di tale somma sarebbe garantito per l’85% dallo Stato francese insieme alle banche BNP Paribas SA, Credit Agricole, Societe Generale e CIC. Sulla base di documenti riservati a cui ha avuto accesso, la stessa fonte ha poi affermato che Parigi e Il Cairo avessero già concluso un’intesa alla fine del mese di aprile 2021 che potrebbe essere quindi firmata ufficialmente il 4 maggio, quando una delegazione egiziana si recherà in Francia. Oltre ai Rafale, poi, la stessa intesa potrebbe coprire anche contratti di vendita dal valore di 200 milioni di euro che coinvolgono del consorzio europeo produttore di missili MBDA e il fornitore di equipaggiamenti francese Safran Electronics & Defense.

La direttrice di Human Rights Watch in Francia, Benedicte Jeannerod, ha denunciato l’intesa annunciata il 4 maggio e stretta dalla Francia con il governo del presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi. Jeannerod ha affermato: “Firmando il mega-contratto con il governo di Al-Sisi mentre questo preside in Egitto alla peggior repressione degli ultimi decenni, allo sradicamento della comunità a sostegno dei diritti umani e al compimento di gravi violazioni, usando il pretesto della lotta al terrorismo, la Francia sta solamente incoraggiando tale spietata repressione”.

Lo scorso dicembre, l’inquilino dell’Eliseo aveva affermato che la vendita di armi francesi all’Egitto non sarebbe stata vincolata a questioni legate ai diritti umani in quanto la Francia non voleva indebolire le capacità del Cairo di combattere il terrorismo nella regione. Tale dichiarazione era costata più critiche a Macron che era stato accusato da varie organizzazioni per i diritti umani di aver “finto di non vedere” le crescenti violazioni dei diritti umani da parte del governo di al-Sisi. Parigi, dal canto suo, ha risposto affermando di seguire una politica in base alla quale non avanza critiche aperte ai Paesi in materia di diritti umani, in modo da essere più efficiente nella discussione caso per caso in privato.

Gli affari sono affari, anche con i sistemi autoritari: secondo Macron, "non si può considerare la politica della difesa ai dissensi sui diritti umani". Il presidente "crede nella sovranità dei popoli". Mettere sul tavolo gli abusi del regime di al-Sisi avrebbe significato "rompere i rapporti con l'Egitto e compromettere la lotta al terrorismo". L'impegno di Parigi arriva alla garanzia di Stato con le banche per l'85 per cento dell'importo. Il megacontratto che ha mandato in orbita le quotazioni della Dassault arriva proprio mentre alcuni parlamentari chiedono nuove restrizioni sull'export di armamenti, invocando maggiore trasparenza sulle compravendite e facendo specifico riferimento all'Egitto, il miglior cliente dell'industria bellica francese.

Commenta Pietro Batacchi, direttore di Rid (RIvista italiana difesa): “Di sicuro, a Parigi non si hanno fisime di sorta a vendere a stati non propriamente democratici e rispettosi dei diritti umani, mentre l’Italia è attanagliata regolarmente da indecisioni e ritardi. Allora si decida chiaramente se si può o no vendere anche a chi non ha le “stigmate” della liberal democrazia di massa, ma se la risposta dovesse essere negativa, ci si prepari a riconvertire una bella parte dell’industria militare. Elementare, considerato che tradizionalmente il nostro export militare per un 60-70% è destinato a Paesi non Nato/Ue”.

Le armi francesi in Egitto

Per Parigi, l'Egitto è un partner centrale nei difficili equilibri nella regione. Tra il 2013 e il 2017, secondo Amnesty, la Francia è diventata il principale fornitore di armi del Paese: "Solo nel 2017 ha venduto più di 1,4 miliardi di euro di attrezzature militari e di sicurezza", tra cui anche tecnologie di sorveglianza usate contro gli oppositori. Amnesty ricorda le "informazioni credibili sull'uso delle armi francesi nella repressione violenta delle manifestazioni" e "delle operazioni di antiterrorismo nel Sinai, tra cui esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate e arresti arbitrari".

Annota Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia:” Un rapporto di Amnesty International mette in evidenza il ruolo della Francia, sostenendo che veicoli blindati forniti da Parigi sono stati usati con esiti mortali dalle forze di sicurezza egiziane per disperdere ripetutamente e violentemente le proteste e stroncare il dissenso. Tra il 2012 e il 2016 la Francia ha fornito all’Egitto più armi di quante gliene aveva inviate nei 20 anni precedenti. Nel 2017 ha trasferito al paese nordafricano forniture militari e di sicurezza per un valore di oltre un miliardo e 400.000 euro. Il 14 agosto 2013 blindati Sherpa forniti dalla Francia vennero usati dalle forze di sicurezza egiziane per i sopra citati massacri delle piazze cairote..”.

Il rapporto, intitolato “Egitto: come le armi francesi sono state usate per stroncare il dissenso”, si basa su oltre 20 ore di immagini open source, centinaia di fotografie e 450 gigabyte di ulteriore materiale audiovisivo fornito da organi d’informazione e gruppi per i diritti umani egiziani. La chiara conclusione è che veicoli Sherpa e Mids sono stati usati durante alcuni dei peggiori episodi di repressione interna da parte delle forze di sicurezza egiziane.

“Che la Francia abbia continuato a inviare all’Egitto forniture militari dopo che erano state usate in uno dei peggiori attacchi contro i manifestanti del XXI secolo, è un fatto agghiacciante”, rimarca Najia Bounaim, direttrice delle campagne sull’Africa del Nord di Amnesty International.

“Il fatto che questi trasferimenti siano stati effettuati e ancora proseguano sebbene le autorità egiziane non abbiano intrapreso alcuna azione per accertare le responsabilità e per porre fine al loro sistema di violazioni dei diritti umani, rischia di rendere la Francia complice nell’attuale crisi dei diritti umani in Egitto”, ha continuato Bounaim.

Abbiamo fatto presente più volte alle autorità di Parigi l’abuso fatto delle forniture militari e abbiamo ripetutamente chiesto di chiarire completamente l’ammontare e la natura di questi trasferimenti, così come chi fosse l’utilizzatore finale. Finora il governo francese non ha dato risposte adeguate, conclude  Bounaim.

Le autorità francesi hanno dichiarato ad Amnesty International di aver autorizzato forniture all’esercito egiziano destinate solamente alla “lotta al terrorismo” in Sinai e non a operazioni di ordine pubblico.

Tuttavia, nelle immagini e nei filmati analizzati da Amnesty International, le insegne delle Forze operative speciali del ministero dell’Interno e delle Forze centrali di sicurezza appaiono sulla carrozzeria dei blindati forniti dalla Francia. La parola “Polizia”, a sua volta, si vede benissimo sulle targhe dei veicoli impiegati per il mantenimento dell’ordine pubblico nella capitale egiziana.

Un funzionario francese ha ammesso ad Amnesty International che mentre le forniture di sicurezza all’Egitto erano destinate all’esercito, le autorità egiziane hanno trasferito alcuni veicoli blindati alle forze di sicurezza.

Il precedente di Hollande

Un passo indietro nel tempo. 18 aprile 2016.  Scrive Barbara Serra, conduttrice per Al Jazeera English, sul suo blog su Huffington Post: Se c'era ancora qualche animo nobile che credeva nell'esistenza di una politica estera europea allineata e solidale, quest'ultimo si sarà definitivamente ricreduto guardando le immagini del presidente francese in Egitto. Poco più di una settimana dopo che l'Italia ha richiamato il proprio ambasciatore al Cairo per la mancanza di trasparenza nell'indagine della morte di Giulio Regeni, Francois Hollande è arrivato in Egitto per consolidare l'alleanza economica e militare fra i due paesi. Bandiere egiziane e francesi svolazzano per le strade principali di Cairo. I muri addobbati con vari poster dei due capi di stato sottolineano l'importanza della visita. È facile capire perché. L'Egitto ha bisogno delle armi che la Francia è disposta a vendergli, e gode della legittimità internazionale che la visita di Hollande conferisce ad al-Sisi. La Francia intanto firma contratti per la vendita d'armi per un valore di oltre un miliardo di dollari, e sostiene un alleato indispensabile nella guerra contro il terrorismo.  Ragioni non sufficienti per ignorare la vera natura del governo al-Sisi per Amnesty International, che ha accusato la Francia di silenzio assordante riguardo le accuse di violazioni dei diritti umani in Egitto. Conscio di queste accuse, il Presidente francese ha menzionato ad al-Sisi sia il caso di Giulio Regeni sia quello del francese Eric Lang, picchiato a morte nel 2013 in un commissariato egiziano. Hollande ha affermato che si può lottare contro il terrorismo senza violare i diritti umani. La risposta di al-Sisi, che l'Egitto non può aderire agli standard europei dei diritti umani, non è certo rassicurante. Ma per quanto possa stonare con le nostre sensibilità europee, siamo noi i primi a dare due pesi e due misure quando trattiamo con il Medio Oriente. Un paio di frasi scomode durante una conferenza stampa non contano poi tanto se il giorno dopo si firmano contratti di miliardi...”.

Annotava Ugo Tramballi, Senior Advisor ISPI, firma storica del Sole24Ore, alla notizia della Legion d’onore conferita all’autocrate egiziano:È una linea sottile quella che separa – e raramente unisce – i valori morali dalle necessità economiche di un paese. Con l'Egitto dell'ex generale Al-Sisi Italia e Francia, come ogni altro paese industrializzato e democratico, sono di fronte a questo dilemma. Emmanuel Macron ha deciso di risolverlo ignorando i valori e pensando esclusivamente al business. Il realismo impone che si debba invitare al-Sisi a una visita di Stato. Dignità nazionale e senso della misura avrebbero consigliato di evitare tappeti rossi, cena di gala e Legion d'Onore. Ma non è stata solo una débacle francese. L'umiliazione etica e politica di tanta munificenza verso l'autocrate egiziano, è dell'Europa. Se si arrende così un paese importante, che pretende di essere una guida della Ue, con quale coerenza potremo criticare il populismo illiberale di Ungheria e Polonia?”.

Null’altro da aggiungere. Ma solo da riflettere e tanto sui fratelli-coltelli transalpini. E su una Europa piazzista d’armi.