Noury: "Hanno rifinanziato una creatura malefica dell'Italia: la Guardia costiera libica"

Il portavoce di Amnesty International Italia: "In tutte le capitali europee, Roma inclusa, si è perfettamente a conoscenza degli orrori che accadono nei centri di detenzione della Libia. Eppure..."

Lager in Libia

Lager in Libia

Umberto De Giovannangeli 17 luglio 2021

“Il 15 luglio è stato un giorno nero per i diritti umani. A grande maggioranza, la Camera dei deputati ha deciso di rifinanziare la creatura malefica dell’Italia: la Guardia costiera libica”. Ad affermarlo è Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. 

Sono passati due giorni dal voto con cui la Camera dei deputati ha dato il via libera al rifinanziamento delle missioni, e in esse della cosiddetta Guardia costiera libica. A freddo, che valutazione si può dare di quel voto?

Un giorno nero, molto nero nella storia dei lavori parlamentari che ha che fare con i diritti. In tutte le capitali europee, Roma inclusa, si è perfettamente a conoscenza degli orrori che accadono nei centri di detenzione della Libia, dove solo nei primi 6 mesi del 2021 la cosiddetta Guardia costiera libica, una creatura malefica  dell’Italia, ha riportato 15mila persone, esattamente nei luoghi da cui avevano cercato di fuggire. La sintesi del voto della Camera è: siamo perfettamente a conoscenza di quello che accade e dunque esprimiamo la volontà di continuare ad essere complici di crimini di diritto internazionale.

Resta il fatto, però, che nessuno tra coloro che hanno indirizzato il voto in quella direzione, ha avuto il coraggio politico e l’onestà intellettuale di esplicitare le ragioni vere di quel rifinanziamento. Da cosa nasce questo atteggiamento?

Nasce da una ipocrisia. Che è quella di comunicare nelle dichiarazioni, nelle interviste, nelle trasmissioni radio-televisive, che c’è un interesse geostrategico per cui l’Italia deve mantenere un piede in Libia e questo a scapito dei diritti. Nel dibattito parlamentare, a parte i 40 animati da un impegno per i diritti umani – mi riferisco ai parlamentari che hanno presentato la mozione contro il rifinanziamento, che poi è stata respinta – le parole diritti, migranti, rifugiati si sono ascoltate ben poco. Come sempre, gli interessi sono altri. Però io pongo un problema di coerenza. Perché sempre più appare confermata la metafora del grappolo d’uva...

Vale a dire?

I diritti vengono intesi come degli acini o dei chicchi di un grappolo d’uva. Uno lo prendi, uno lo scegli, uno lo butti. E quindi si produce un cortocircuito per cui coloro che sono a favore, giustamente, del ddl Zan, anziché votare contro, tutti, il rifinanziamento della Guardia costiera libica, votano a favore. Il che vuol dire che, siccome Orwell lo conosco anche io, i diritti sono uguali, però alcuni diritti sono più uguali degli altri. Soprattutto quando i titolari dei diritti che valgono un po’ di meno, non portano voti.

Alla luce di questa realpolitik portata al suo estremo, che cosa ci si può attendere rispetto ad un’altra vicenda su cui  Amnesty International Italia continua a battersi: quella di Patrick Zaki?

Io la vedo così: la maggioranza che ha votato a favore, sia al Senato che alla Camera, ad aprile e a luglio, per la cittadinanza italiana a Patrick e per altre cose non secondarie sempre riguardanti Patrick, è la stessa che sostiene il governo. Quindi noi da un lato abbiamo una maggioranza che è molto attiva e prende posizioni importanti e coraggiose per Patrick, ma dall’altro lato, c’è un governo, che da essa è sostenuto, che continua ad usare parole, molto, molto distanti da quell’impegno. Perché le parole d’ordine, da mesi a questa parte, sono cautela, silenzio e dialogo. Dialogo come condizione irrinunciabile, a tutti i costi, con il presidente al-Sisi. Cautela nel non prendere iniziative che potrebbero infastidirlo. E silenzio perché così la si risolve meglio. E’ una strategia – quella del silenzio-cautela-dialogo – che in 17 mesi per Patrick non ha portato nulla. E quindi l’invito alla maggioranza che ha votato quelle risoluzioni e che sostiene il governo, è quello di incalzare l’esecutivo per far cambiare quelle parole d’ordine.

Per concludere tornando al voto del 15 luglio. Il “lodo Letta”, , che prevede di scaricare la patata bollente del controllo della Guardia costiera libica dall’Italia all’Europa. Che senso ha, al di là della pura tattica politica interna, una cosa del genere?

Il senso è, come dicevo all’inizio, se nei primi 6 mesi dell’anno la Guardia costiera libica ha intercettato in mare e riportato indietro 15mila migranti e richiedenti asilo, è stimabile che alla fine del 2021 saranno il doppio. Intanto stiamo dicendo che ci sta bene che da qui alla fine dell’anno la Guardia costiera libica che, ripeto, è una nostra invenzione malefica, continui a fare quello che sta facendo: intercettamenti a migliaia, azioni che fanno affondare imbarcazioni di migranti che annegano, oltre a ricordare che ogni tanto spara anche contro pescherecci italiani e alle navi di soccorso italiane. Dopodiché, all’orizzonte cosa c’è: un’attenuazione della complicità italiana in crimini internazionali, perché viene condivisa con l’Unione europea? Se è così, mi sembra veramente molto tattica e, di nuovo, molto ipocrita.