In Messico l'aborto non è più reato (e Texas è lontano anni luce)

Divisi come sempre da molto più di un confine: per il Texas l'aborto è un reato grave mentre per la Corte messicana vietarlo "è incostituzionale"

Messico, aborto

Messico, aborto

globalist 8 settembre 2021

Mentre negli Stati Uniti, il Texas, sta imponendo limiti severi all’aborto, che sfiorano l’abolizione, in Messico la Corte Suprema ha stabilito, con voto unanime, che l’interruzione di gravidanza non è più reato, e che vietarla viola i principi della Costituzione.

I giudici hanno dichiarato incostituzionale penalizzare le donne che abortiscono nella prima fase della gravidanza e hanno riconosciuto il loro diritto di scelta. La decisione rappresenta una svolta in un Paese profondamente cattolico che contrasta nettamente con le restrizioni più severe introdotte appena oltreconfine, in Texas.

All’unanimità, i giudici del plenum hanno bocciato l’articolo 196 del codice penale dello Stato di Coahuila, che aveva imposto da uno a tre anni di reclusione “alla donna che pratica volontariamente il suo aborto o alla persona che la fa abortire con il suo consenso”.

Per il giudice Luis Maria Aguilar “non c’è posto all’interno della dottrina giurisprudenziale di questa Corte per uno scenario in cui le donne non possano considerare il dilemma di continuare o interrompere la gravidanza”.

In Messico gli aspetti giuridici dell’aborto sono di competenza locale e finora depenalizzato solo quattro dei 32 Stati lo hanno depenalizzato: Città del Messico, Oaxaca, Hidalgo e Veracruz. La sentenza della Corte suprema incide direttamente sul codice penale dello Stato di Coahuila, ma crea un precedente vincolante per tutti i tribunali del Paese in quanto stabilisce “criteri obbligatori per tutti i giudici del Paese”, come ha ricordato il presidente della Corte, Arturo Zaldivar.