Ricordiamoci: in Egitto i diritti umani non sono un optional

Presidente Draghi, sui diritti umani segua la strada indicata dal Presidente Biden. Sull’Egitto, ad esempio. Un invito ci sentiamo di rivolgerlo al segretario del Pd: caro Letta “copi” i dem americani.

Al Sisi

Al Sisi

Umberto De Giovannangeli 20 settembre 2021

Presidente Draghi, sui diritti umani segua la strada indicata dal Presidente Biden. Sull’Egitto, ad esempio. Un invito ancor più pressante ci sentiamo di rivolgerlo al segretario del Pd: caro Letta “copi” i dem americani.

Affari, geopolitica e affari

Di grande interesse in proposito è la corrispondenza da Washington per Haaretz di Ben Samuels

“L'amministrazione Biden  - scrive Samuels - sta cercando di inviare un messaggio sia all'Egitto che al Partito Democratico, trattenendo parzialmente e limitando una parte degli aiuti militari al Cairo. I democratici al Congresso, tuttavia, descrivono la mossa come una mezza misura che non sottolinea adeguatamente i diritti umani nella politica estera degli Stati Uniti. Nel suo messaggio al Cairo, l'amministrazione non dovrebbe fornire un'approvazione generale di 300 milioni di dollari in aiuti militari attraverso una deroga di sicurezza nazionale, che le precedenti amministrazioni hanno utilizzato, perché l'Egitto non è riuscito a soddisfare le condizioni sui diritti umani allegate agli aiuti dal Congresso.

Piuttosto che rifiutare completamente la deroga, l'amministrazione prevede di concedere 170 milioni di dollari, da utilizzare per scopi quali l'antiterrorismo, la sicurezza delle frontiere e la non proliferazione. Ma tratterrà 130 milioni di dollari finché l'Egitto non soddisferà alcuni criteri relativi ai diritti umani. Mentre la mossa è intesa come un rimprovero al regime di Abdel-Fattah al-Sisi, i democratici stanno rimproverando Biden per aver perso un'opportunità di fare di più per i diritti umani. ‘L'Egitto ha avuto quasi due anni per soddisfare i miglioramenti dei diritti umani richiesti dal Congresso, ma probabilmente la situazione sul terreno in Egitto è peggiorata’, ha detto il senatore Chris Murphy, capo della sottocommissione del Senato che si occupa del Medio Oriente. ‘Non c’è praticamente spazio per il dissenso, 60.000 prigionieri politici rimangono rinchiusi, e lo stato di polizia egiziano ha stretto la morsa sulle Ong e sui media. Continuare la nostra relazione di sicurezza con l'Egitto, con solo piccoli cambiamenti, manda il messaggio sbagliato’, ha aggiunto. ‘Sono contento che l'amministrazione abbia rifiutato di certificare che l'Egitto ha soddisfatto le condizioni sui diritti umani della legge, ma questa decisione è un'attuazione a metà dello statuto. Altri dittatori e aspiranti dittatori notano quando l'America parla duramente dei diritti umani ma non va avanti con azioni coraggiose. Questa era un'occasione per inviare un forte messaggio sull'impegno dell'America per i diritti umani e la democrazia, con un piccolo costo per la nostra sicurezza, e non ci siamo riusciti’.

Mentre Murphy è forse la voce principale a Capitol Hill che chiede un ripensamento del rapporto Usa-Egitto, non è solo. Un gruppo di importanti democratici della Camera ha formato l'Egypt Human Rights Caucus quest'anno per segnare il decimo anniversario della primavera araba. Il caucus si concentra sul crescente consenso che l'Egitto è un alleato chiave, ma il suo record di diritti umani è una grande preoccupazione e gli interessi americani non sono serviti dal sostegno incondizionato all'Egitto. I rappresentanti. Don Beyer e Tom Malinowski - insieme a i congressisti Andy Levin, Ted Lieu, Ro Khanna, Ilhan Omar, Seth Moulton e Sara Jacobs - hanno detto che la mossa dell'amministrazione viola lo spirito e l'intento della legge, e mentre hanno lodato l'amministrazione per aver trattenuto alcuni degli aiuti in riconoscimento del record dell'Egitto, "la decisione ha ignorato il chiaro intento del Congresso che 300 milioni di dollari siano trattenuti, e ha eluso le condizioni imposte dal Congresso su quegli aiuti’. I democratici della Camera hanno sottolineato che le condizioni sui diritti umani precedentemente emanate per gli aiuti ‘non erano intese come suggerimenti, e se il Congresso avesse inteso applicarle solo a 130 milioni di dollari di aiuti, piuttosto che a 300 milioni di dollari, lo avrebbe detto. Lavoreremo per assicurare che questa e le future amministrazioni non possano eludere i suoi requisiti’

Il dibattito a Washington arriva mentre l'Egitto ha fatto passi per scaldare i legami con il nuovo governo israeliano nel tentativo di inviare un messaggio benevolo all'amministrazione. Mentre la squadra di Biden ha indicato, quando ha assunto l'incarico, che avrebbe riconsiderato drasticamente le relazioni Usa-Egitto, i suoi piani sono stati ampiamente controbilanciati dal ruolo dell'Egitto nel mantenere la calma regionale - in particolare con i suoi sforzi nel mediare un cessate il fuoco tra Israele e Hamas a maggio.

Anche i funzionari israeliani hanno esortato gli Stati Uniti a tenere vicino l'Egitto per mantenere la stabilità regionale e prevenire uno spostamento verso i non alleati come Cina e Russia”, conclude Samuels.

Stato di polizia

Un rapporto diffuso nei giorni scorsi da Amnesty International, intitolato “Tutto questo finirà solo quando sarai morto”, denuncia l’operato dell’Agenzia per la sicurezza nazionale (Nsa), i servizi segreti civili egiziani che si occupano prevalentemente di casi politici e di terrorismo. Si tratta, secondo l’organizzazione per i diritti umani, di un vero e proprio “sistema della paura” che, attraverso convocazioni illegali, interrogatori che costituiscono trattamenti crudeli, inumani e degradati e misure cautelari sproporzionate cerca di ridurre al silenzio gli attivisti e le attiviste e di distruggere le loro vite.

Le testimonianze. 

Il rapporto contiene le testimonianze di 19 uomini e sette donne che, tra il 2020 e il 2021, sono stati convocati per interrogatori, minacciati di arresto e processo se non avessero risposto o che hanno subito irruzioni nelle loro abitazioni quando non si sono presentati. Almeno 20 di loro hanno descritto l’ansia e la depressione causate dalla costante paura di finire agli arresti e dall’impossibilità di condurre una vita normale. Molti di loro hanno rinunciato a esprimere le loro opinioni o a prendere parte ad attività politiche e alcuni sono stati costretti ad andare in esilio. “Le tattiche dell’Nsa e le sue costanti minacce e intimidazioni, stanno distruggendo le vite di attivisti, difensori dei diritti umani e operatori delle Ong. Non possono lavorare né viaggiare e passano le giornate temendo di essere arrestati. L’obiettivo dell’Nsa è chiaro: stroncare l’attivismo politico e quello per i diritti umani”, rimarca Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International.

Abusi di potere

“L’Nsa abusa dei suoi poteri, negando libertà e diritti umani. L’impunità di cui beneficia da anni indica che non c’è alcuna intenzione di porre fine a tutto questo. Perciò, Amnesty International ha sollecitato gli stati membri del Consiglio Onu dei diritti umani a istituire un meccanismo di monitoraggio sull’Egitto, che riferisca regolarmente su quanto accade nel paese. Le misure adottate dall’Nsa, ai di fuori di qualsiasi criterio legale o supervisione giudiziaria, costituiscono una violazione delle norme e degli standard del diritto internazionale nonché della stessa Costituzione egiziana e del codice di procedura penale.

Le modalità d’interrogatorio. 

Nel corso degli interrogatori, i funzionari dell’Nsa fanno domande sulle attività e sulle opinioni politiche, comprese quelle espresse sui social media, in particolare sulle attività dei gruppi di opposizione, dei movimenti politici o delle associazioni per i diritti umani cui le persone interrogate sono sospettate di far parte. Gli interrogatori si svolgono in assenza degli avvocati. I funzionari dell’Nsa fanno domande personali, esaminano senza autorizzazione telefoni e profili social e minacciano il ricorso al carcere o alla tortura e anche rappresaglie sui familiari degli interrogati se questi non forniranno le informazioni richieste. Al termine, vengono ammoniti a non esercitare ulteriormente i loro diritti alla libertà di espressione, di associazione o di manifestazione pacifica. “Mi hanno chiesto informazioni sulle attività dell’organizzazione, sul direttore, sui finanziamenti, sul mio ruolo, aggiungendo: ‘Ascolta bene, se scopro che hai mentito, non rivedrai più la luce del sole’”, ha testimoniato un difensore dei diritti umani convocato dall’Nsa nel 2020.

Le misure cautelari extragiudiziali. 

In molti casi, attivisti e difensori dei diritti umani che hanno terminato di scontare anche tre anni di carcere vengono obbligati, alla fine della pena, a presentarsi regolarmente negli uffici dell’Nsa presso le stazioni di polizia o in strutture autonome dell’agenzia, dove rimangono per ore o giorni privati della libertà, senza alcuna ragione legale, supervisione giudiziaria o possibilità di ricorrere contro i provvedimenti. Queste misure cautelari extragiudiziali, che l’Nsa chiama “sorveglianza”, costituiscono una privazione arbitraria della libertà e sono del tutto diverse dalle misure richieste dai giudici. Possono durate a tempo indeterminato e dipendono in tutto e per tutto dalla volontà dell’Nsa. In molti casi, le persone sottoposte alla “sorveglianza” vengono torturate e i loro diritti al lavoro e alla vita familiare sono fortemente compromessi. Non si sa quante persone sono "sorvegliate". È impossibile stabilire il numero delle persone sottoposte alla “sorveglianza”, in assenza di ordinanze della magistratura e di un registro ufficiale. “Gli attivisti e le attiviste sono sottoposti a una doppia punizione: dopo una detenzione arbitraria, una ‘sorveglianza’ analogamente arbitraria. Il presidente al-Sisi e il ministro dell’Interno devono porre fine a queste pratiche illegali”, ha commentato Luther.

L’impossibilità di un rimedio legale. 

Poiché l’Nsa è di fatto collocata sopra al sistema giudiziario, non è possibile ricorrere contro le misure arbitrarie o chiedere risarcimenti e giustizia: le procure sono complici nelle violazioni dei diritti umani commesse dall’Nsa e il timore di rappresaglie è elevato. “Quando ho detto che avrei denunciato l’agente che mi aveva molestata sessualmente, mi hanno detto: ‘Cosa vuol dire denunciare? Vuoi tornare di nuovo in carcere? Qui le denunce non esistono’”, ha raccontato un’attivista per i diritti umani. Già in passato Amnesty International aveva denunciato la sistematica assenza di indagini da parte delle procure sulle torture e sulle sparizioni di cui si rende responsabile l’Nsa e le loro ordinanze di detenzione unicamente sulla base di dossier segreti dell’Nsa.
 Questo è il quadro.
Agghiacciante. A Washington i Democratici hanno mostrato che geopolitica e affari non giustificano il sostegno senza vincoli ad autocrati in giro per il mondo. Il messaggio che hanno inviato alla Casa Bianca è chiaro: il rispetto dei diritti umani e civili non è un optional. E al Nazareno?